4 dicembre 1968 – Don Mazzi rimosso dal ruolo di parroco dell’Isolotto

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Firenze Cupola
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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

4 dicembre 1968 – Don Mazzi rimosso dal ruolo di parroco dell’Isolotto

Gli anni Sessanta furono un periodo di grande turbolenza per il mondo cattolico fiorentino. Le grandi trasformazioni sociali e le novità prodotte dal Concilio Vaticano II portarono all’avvio dell’esperienza delle Comunità cristiane di base, entità dove sacerdoti e laici si confrontavano sui problemi della comunità, ma anche su tematiche non religiose quali la pace, il disarmo e la fame nel mondo.

Nate con l’intento di superare le contraddizioni fra lo spirito del vangelo e la politica della Chiesa, le comunità non furono ben accolte dalla Curia Fiorentina guidata dal cardinale Ermenegildo Florit che, anzi, tentò di isolare i sacerdoti “dissidenti” come padre Ernesto Balducci e don Milani.

La svolta alla base del mondo cattolico ebbe ripercussioni anche dal punto di vista politico tanto che alle elezioni amministrative del 1966 tutta la sinistra democristiana fu esclusa dalle liste elettorali. Don Enzo Mazzi della parrocchia Beata Maria Vergine Madre delle Grazie in piazza dell’Isolotto, fu tra i sacerdoti più invisi al cardinale. Il parroco, in quegli anni, apportò cambiamenti sostanziali alla liturgia e mise a disposizione delle persone in difficoltà gli spazi della Chiesa. La lettera al Papa per sollecitare un suo intervento contro i bombardamenti in Vietnam peggiorò i rapporti di don Mazzi con il cardinale, ma la goccia che fece traboccare il vaso arrivò nel 1968 quando alcuni studenti dell’Università cattolica di Milano occuparono il Duomo di Parma per denunciare l’autoritarismo della Chiesa. La lettera di solidarietà inviata dalla comunità dell’Isolotto e sottoscritta da don Mazzi provocò il 4 dicembre 1968, la sua rimozione da parte del cardinale Florit.

Per niente intimorito il parroco continuò a esercitare la sua attività pastorale all’interno della comunità di base che era stata sfrattata ma che continuava a riunirsi nella piazza antistante alla Chiesa. Solo alla fine degli anni Ottanta, con il cardinale Piovanelli, i rapporti con la Curia iniziarono a normalizzarsi, ma don Mazzi continuò a essere un prete scomodo vista la caparbietà con cui seguitò a sollecitare, all’interno della comunità, la discussione su temi scomodi come il divorzio, l’aborto e l’eutanasia.

Chi ama di più la vita: la suorina che vorrebbe continuare ad alimentare forzatamente una donna in coma o il padre che ha scelto di generare di nuovo la figlia liberando la sua forza vitale da un corpo che la imprigiona da 17 anni? C’è una critica che bisogna fare alle gerarchie cattoliche: l’incapacità a liberarsi dal dominio del sacro, cioè la tendenza a separare le sfere della nostra vita, ciò che è sacro da ciò che non lo è. Eluana e suo padre stanno seminando senso positivo della vita con sofferenza ma anche con forza. A loro sento di dover essere profondamente grato (Enzo Mazzi)

Daniele Niccoli

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