5 maggio 1898 – I moti del pane

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Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia e Sesto Fiorentino, i giorni della nostra storia

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

Sesto giorno per giorno

5 maggio 1898 – I moti del pane

Il contraccolpo finanziario che seguì alla disastrosa sconfitta di Adua nella prima guerra d’Abissinia, la guerra delle tariffe doganali con la Francia e la severa politica economica del Ministro del Tesoro, Luigi Luzzatti, determinarono un serio peggioramento delle condizioni economiche delle classi meno abbienti. Tra i provvedimenti più odiosi presi dal Governo vi fu senz’altro l’aumento del prezzo del pane che, nel 1898, aumentò, nel giro di pochi mesi, da trenta a trentanove centesimi.

I continui rincari esasperarono le donne sestesi che, la mattina del 5 maggio, decisero di manifestare con i bambini in braccio sotto il Municipio. Le manifestanti chiedevano la diminuzione del prezzo del pane e un impiego per i disoccupati.

Così descrive i fatti di quel giorno una sestese dell’epoca:

 

E’ molto tempo che quaggiù da noi ci sono pochi lavori specialmente nell’arte muraria, perciò adagio, adagio cresce la miseria e la fame si fa sentire…Il 5 maggio nel popolo di Sesto sortì fuori una gran quantità di donne e ragazzi dicendo che voleva il rinvilio del pane e lavoro per le loro famiglie… (Annunziata Parigi)

 

Il corteo di cui parla la testimone fu sciolto dal delegato Avallone, ma la protesta continuò per tutto il giorno in prossimità dei forni di Sesto.

La giornata proseguì tra inutili trattative fino a quando l’arrivo degli operai della manifattura Ginori diede nuovo vigore alle manifestanti già esasperate dalla notizia dell’arresto, di Pilade Barducci e di Cesare Biagiotti.

Intorno alle 19, le forze dell’ordine, sopraggiunte da Firenze e Prato, posero fine alla manifestazione iniziando a sparare sulla folla. La spropositata risposta dei gendarmi provocò 4 morti: Odoardo Parigi, operaio della Ginori, Anilina Banchelli, trecciaiola, Raffaello Mannini, mugnaio, e Delio Contini, un bambino di 9 anni. Molti furono i feriti.

Così ricorda l’evento Enrico Giusti nei suoi Lunari:

 

 Circa le 7 di questa sera a Sesto il popolo si riuniva in piazza del Municipio domandando Pane e Lavoro. La truppa carabinieri e guardie da Firenze, appositamente venuti caricando la folla e sparando sul popolo, nel qual conflitto rimasero morte 4 persone e diversi feriti

 

Dei fatti fu accusato, tra gli altri, l’onorevole Pescetti che, nonostante la sua posizione di parlamentare, fu colpito da mandato di cattura. L’avvocato fiorentino si rifugiò a Montecitorio dove il presidente Banchieri impedì l’ingresso della forza pubblica. Così riporta la vicenda l’inviato del Corriere della Sera:

 

Il deputato socialista avvocato Pescetti, visto che tutte le uscite di Montecitorio sono guardate da agenti in borghese, ha supposto che vi sia mandato di cattura a sua carico spiccato dall’autorità giudiziaria di Milano come per Morgari. Egli quindi non si mosse da Montecitorio dove si fece servire qualche cibo per il pranzo. Ha chiesto e gli fu concessa dal questore della Camera, De Riscis, una camera per dormire. Finora non si è coricato.

In verità pare proprio anche a me che alle uscite gli agenti attendano qualcuno.

 

Alla fine Pescetti riuscì a sfuggire alle attenzioni degli agenti e, con una fuga rocambolesca, nascosto prima in una carrozza, poi in un barcone e infine su una nave a vela, riuscì a raggiungere la Corsica e, quindi, Parigi. Fu giudicato in contumacia dal Tribunale di Guerra e condannato a 10 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. L’accusa era di

 

reato di eccitamento alla devastazione ed al saccheggio, conseguendo in parte al suo intento, al fine di mutare violentemente la costituzione dello Stato.

 

Una volta tornato in Italia, dovette, come si diceva allora, purgare la contumacia per essere di nuovo processato. Per questo fu incarcerato alle Murate nella cella numero 12, il 27 aprile 1899. Il nuovo processo iniziò esattamente due mesi dopo e si concluse il 5 luglio con l’assoluzione di Pescetti.

Terminò così la vicenda giudiziaria, ma i fatti del 5 maggio e l’impegno dell’onorevole Pescetti avevano conferito un notevole impulso al movimento socialista sestese. Il mese successivo sarebbe stato eletto il primo sindaco socialista.

 

Per una repressione paurosa, ingiusta, brutale, quando il disagio economico portava dinanzi al Comune donne e fanciulli reclamanti pane, restava bagnata di sangue proletario la piazza ove si eleva la cooperativa    (Giuseppe Pescetti)

 

Il 2 maggio 1909 in prossimità del Municipio fu posta una targa in bronzo in memoria delle persone che avevano perso la vita durante i tragici fatti del 5 maggio. L’iniziativa fu promossa da un comitato cittadino di cui facevano parte Arduino Guarnieri, Zulino Parigi, Gino Quattrini e Mario Matucci. La conservazione e l’esposizione della targa fu affidata alla cooperativa che solo due anni prima aveva realizzato in piazza del Municipio la propria sede. Si trattava di un bassorilievo raffigurante la Libertà: una donna in piedi che aiuta un’altra donna seduta con una bambina piangente che rappresenta la tristezza indotta dai sanguinosi fatti del 5 maggio.

Quella lapide, così rappresentativa dell’impegno civico e politico del popolo sestese, fu distrutta dai fascisti all’inizio del ventennio. Un gesto che coincise con la fine dell’esperienza del Comune socialista. In occasione dell’anniversario dei moti, nell’anno 1985, la lapide fu ricostruita e collocata in prossimità del Municipio, nello spazio che si era venuto a creare nel 1958 dopo l’abbattimento del muro che si trovava sul lato destro del palazzo comunale e che, non a caso, ha preso il nome di Largo 5 maggio.

Nello stesso spazio, da tempo, è stato sistemato anche il busto in bronzo di Giuseppe Pescetti, grande protagonista di quegli episodi. L’avvocato con il suo dito puntato sembra ancor oggi pronto a combattere contro ogni tipo di ingiustizia.

All’inizio del Novecento a Sesto esisteva anche una strada denominata 5 maggio, ma l’intitolazione aveva altre ragioni. La data in questione era una riferimento alla partenza di Garibaldi da Quarto per la liberazione della Sicilia (1860). Durante il fascismo il commissario prefettizio Paolo Giuffrida decise di intitolarla ad Amedo Barducci. Un caduto della Prima Guerra Mondiale. Si voleva evitare così qualsiasi riferimento ai moti del pane del 1898 ancora freschi nella memoria delle classi popolari sestesi delle cui lotte rappresentavano un simbolo.

Daniele Niccoli

 

 

 

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