9 novembre 1865 – Muore Leopoldo Alinari

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Firenze 365

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

9 novembre 1865 – Muore Leopoldo Alinari

All’inizio degli anni ’50 dell’Ottocento Leopoldo Alinari, proveniente dal quartiere di San Frediano, era un giovane e bravo incisore presso la bottega di Luigi Bardi e del figlio Giuseppe. Quest’ultimo, entusiasta delle possibilità offerte dall’arte della fotografia, nel 1852 decise di avviare un piccolo laboratorio in via Cornina (attuale via del Trebbio) e affidò la nuova attività proprio a Leopoldo. La disponibilità economica del Bardi permise l’acquisto delle costose attrezzature e l’apprendistato di Leopoldo presso i più accreditati studi fotografici italiani. L’Alinari mostrò grande passione per la nuova arte e intuì prima di altri le potenzialità che offriva la nuova tecnica: riprodurre in maniera fedele ritratti e opere d’arte, soprattutto in una città come Firenze, poteva rappresentare anche una fonte di guadagno oltre che di espressione artistica. Fu così che nel 1854 decise di lasciare il laboratorio e di creare, insieme a Giuseppe e, più tardi, Romualdo, la società Fratelli Alinari.

Questa è la loro grande intuizione:
vendere su un foglio di carta l’arte italiana (Claudio de Polo Saibanti)

Già nel 1855 gli Alinari ottennero, con il loro catalogo, una grande affermazione all’Esposizione di Parigi. Il successo economico indusse gli Alinari ad acquisire nuovi spazi. Nel 1863 trasferirono l’azienda in un grande palazzo del nuovo quartiere di Barbano in una zona che porta ancora oggi il loro nome. Purtroppo il fondatore della società non riuscì a godere del successo ottenuto perché morì prematuramente il 9 novembre 1865. Aveva solo trentadue anni. Alla guida dell’azienda subentrò il fratello Giuseppe, ma fu soprattutto grazie allo spirito imprenditoriale di Vittorio, figlio di Leopoldo, che la società, a partire dal 1890, ottenne un successo economico strepitoso ed arrivò a contare fino a 180 dipendenti. Vittorio bandì numerosi concorsi per la realizzazione di opere d’arte grazie al contributo di artisti contemporanei. Nel 1902, per esempio, si avvalse dell’opera dei Macchiaioli per l’illustrazione della Divina Commedia. La progressiva diffusione delle macchine della multinazionale americana Kodak, destinata a fotografi non professionisti e la crisi seguìta alla Prima Guerra Mondiale, segnò la fine della Fratelli Alinari come azienda a conduzione familiare. Divenne una sorta di Pubblic Company, ma questa è un’altra storia.

Accidenti a te Colombo
che fretta c’era di partire subito in questa maniera (Roberto Benigni)

DANIELE NICCOLI

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