Campi Bisenzio, Quercioli e Gandola: “Che fine ha fatto il Museo di Arte Sacra?”

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Che fine ha fatto il Museo di Arte Sacra a San Donnino e come mai non è più aperto al pubblico? A porre la domanda sono Maria Serena Quercioli, capogruppo di Liberi di Cambiare, e Paolo Gandola, capogruppo di Forza Italia, che dopo aver ricevuto plurime segnalazioni da parte dei residenti dalla frazione, sono tornati ad occuparsi nei giorni scorsi della questione, già sollevata dal capogruppo azzurro con una interrogazione comunale nel 2017.

“Il prossimo anno, precisano Quercioli e Gandola, il Museo di Arte Sacra di San Donnino festeggerà i primi 20 anni della sua fondazione essendo stato inaugurato nell’aprile del 2000. Da sempre è ospitato nel complesso adiacente alla chiesa di Sant’Andrea e contempla la presenza di dipinti e vetrine che contengono oggetti e paramenti ecclesiastici. Nonostante la preziosità dell’esposizione, il museo risulta chiuso da circa tre anni senza che siano più previsti incontri, mostre o iniziative pubbliche. Come mai perdura questa situazione di stallo? 

Al museo sono affezionati tanti sandonninesi, e secondo alcuni di loro, negli ultimi anni alcune sale del museo sono state utilizzate in modo improprio. Alla Parrocchia non interessa più mantenere nei propri locali l’esposizione? 

Sul punto, dopo troppi anni di incertezze e insinuazioni, occorre fare chiarezza. Sebbene sia stato allestito in locali parrocchiali, il museo di arte sacra è oramai identificato dai residenti di San Donnino e dalla collettività come un bene comune da valorizzare e difendere.

Al riguardo, la soprintendenza dei beni culturali, interpellata dai consiglieri di centrodestra, ha fatto sapere che gli uffici sono al corrente della situazione del Museo e vigilano sulla corretta conservazione delle opere. Pertanto allo scopo di permettere la futura apertura del museo, hanno affermato i tecnici della Soprintendenza, stiamo lavorando da più di un anno col parroco ed in accordo con gli uffici preposti della Curia, ad un nuovo progetto di allestimento.

La risposta, commentano Quercioli e Gandola, in parte ci rincuora ma non ci tranquillizza del tutto. Oramai di tempo ne è trascorso fin troppo ed ora il Museo, che in altre città come Signa invidiano per la straordinarietà dei reperti contenuti, andrà riaperto al più presto e nuovamente reso fruibile dalla gente e dai turisti. 

Una volta riaperto occorrerà garantirne in pieno sviluppo e su questo le idee non mancano. Intanto si potrebbe sviluppare una affiliazione alla rete dei musei diocesani che potrebbe portare numerosi vantaggi al museo, alla parrocchia e tutta la Città di Campi. Infine, visto anche l’approssimarsi dell’apertura del nuovo museo di Gonfienti ed il rilancio, ci auguriamo sempre più vicino, del Museo Manzi, occorrerà sollecitare la nascita in città di un gruppo di persone appassionate ed esperte in materia, sulla scorta degli Amici di Musei, che potrebbe collaborare per tenere aperti i musei cittadini e incentivarne le visite. 

Insomma le idee non mancano e tante sono le strade da poter percorrere. Ciò che conta è che, dopo troppi anni di silenzi e di stallo, adesso si faccia definitivamente chiarezza e la Parrocchia e la Diocesi dicano chiaro cosa intendono farne di quei locali. Quei reperti, concludono Quercioli e Gandolasono oramai patrimonio collettivo e di certo, non possiamo tacere, dinanzi a nefaste ipotesi di chiusura. Dopo tre anni di stallo è tempo di togliere la polvere e riaprire al pubblico la collezione”.

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