5 maggio 1898 – I moti del pane

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SESTO GIORNO PER GIORNO

5 maggio 1898 – I moti del pane

A causa della campagna d’Africa che era sfociata nella disastrosa sconfitta di Adua il prezzo del pane, nel 1898, salì, nel giro di pochi mesi, da trenta a trentanove centesimi.

L’ultimo di questi rincari esasperò le donne sestesi che, la mattina del 5 maggio, mentre i loro mariti erano al lavoro, decisero di manifestare con i bambini in braccio sotto il Municipio. Il corteo fu presto sciolto dal delegato Avallone, ma la protesta continuò anche sotto i forni di Sesto.

Dopo una giornata di inutili trattative, l’arrivo degli operai della manifattura Ginori diede nuovo vigore alle manifestanti già esasperate dalla notizia dell’arresto, da parte dei carabinieri sopraggiunti da Firenze, di Pilade Barducci e di Cesare Biagiotti.

Intorno alle 19, improvvisamente, le forze dell’ordine decisero di porre fine alla manifestazione con una reazione esagerata e senza senso: dopo tre squilli di tromba i gendarmi iniziarono a sparare sulla folla. Sul selciato rimasero Odoardo Parigi, operaio della Ginori, Anilina Banchelli, trecciaiola, Raffaello Mannini, mugnaio, e Delio Contini, un bambino di 9 anni. Tanti furono i feriti.

“Per una repressione paurosa, ingiusta, brutale, quando il disagio economico portava dinanzi al Comune donne e fanciulli reclamanti pane, restava bagnata di sangue proletario la piazza ove si eleva la cooperativa” Giuseppe Pescetti

Ai fatti seguì un clima di terrore cui non sfuggì neanche lo stesso onorevole Giuseppe Pescetti che riuscì a dimostrare che si era sparato senza preavviso sulla popolazione in fuga, ma che, nonostante la sua posizione, fu colpito da mandato di cattura. Pescetti si rifugiò a Montecitorio dove il presidente Banchieri impedì l’ingresso della forza pubblica che si dovette limitare a sorvegliare l’uscita senza per altro riuscire ad impedire l’evasione di Pescetti che, a quel punto, fu costretto a riparare a Parigi.

Nel 1909 un comitato cittadino promosso da Arduino Guarnieri, Zulino Parigi, Gino Quattrini e Mario Matucci decise di realizzare una targa in bronzo in memoria delle persone che avevano perso la vita solo perché chiedevano pane e lavoro. Il comitato affidò la conservazione e l’esposizione della targa alla cooperativa che solo due anni prima aveva realizzato in piazza del Municipio la propria sede. L’inaugurazione della targa avvenne il 2 maggio 1909.

La lapide fu distrutta dai fascisti all’inizio del ventennio. Un gesto con cui si volle porre fine all’esperienza del Comune socialista e si cercò, invano, di fiaccare l’orgoglio antifascista del popolo sestese.

La lapide fu ricostruita e ricollocata in prossimità del Municipio, nello spazio realizzato nel 1958 dopo l’abbattimento del muro che si trovava sul lato destro del palazzo comunale e che non a caso ha preso il nome di Largo 5 maggio.

L’inaugurazione della nuova targa avvenne in occasione dell’anniversario dei moti nell’anno 1985. Nello stesso spazio è stato sistemato anche il busto in bronzo di Giuseppe Pescetti, grande protagonista di quegli episodi.

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