17 ottobre 1717 – L’Elettrice Palatina torna a Firenze

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri.

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

17 ottobre 1717 – L’Elettrice Palatina torna a Firenze

Dopo ventisei anni trascorsi a Düsseldorf, il 17 ottobre 1717, accompagnata dai colpi sparati a salve dalle due fortezze fiorentine, l’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici fece rientro a Firenze. Ad attenderla, presso la basilica della SS. Annunziata, l’anziano padre e granduca Cosimo III ormai consapevole dell’impossibilità di dare un futuro al regno.

Il figlio primogenito, Ferdinando era morto ormai da quattro anni senza discendenza, mentre il matrimonio di Gian Gastone con Anna Maria Francesca di Sassonia era miseramente fallito senza aver prodotto un erede. Era un regno senza donne e per questo il ritorno di Anna Maria Luisa fu salutato con grande gioia.

A lei spettarono gli onori di una vera regina tanto che gli fu affidato l’appartamento che in palazzo Pitti sin dal Cinquecento era destinato alle granduchesse regnati. Una sorta di suite al piano nobile del palazzo.
L’infanzia di Anna Maria Luisa, così come quella dei fratelli, fu segnata dall’abbandono della madre, Margherita Luisa d’Orléans che nel 1675, stanca del marito bigotto, ritornò definitivamente in Francia alla corte del cugino Luigi XIV, il Re Sole. La piccola rampolla di casa medici aveva solo otto anni e non rivide più la madre. Il suo matrimonio fu oggetto di lunghe trattative. Falliti i tentativi con il duca di Savoia, con il duca di Modena, ma anche con le case regnanti di Francia, Spagna e Portogallo, finalmente, nel 1691, Anna Maria Luisa andò in sposa all’Elettore Palatino, Giovanni Guglielmo. Il matrimonio, celebrato per procura il 23 aprile, garantì a Cosimo III la neutralità nel conflitto-Austria-Francia e il titolo di Altezza Reale. Così descriveva la sposa un testimone dell’epoca:

Straordinariamente amante del fasto e molto dignitosa. Era alta, chiara di carnagione, aveva gli occhi grandi e espressivi, neri come i capelli; bocca piccola e labbra carnose, denti bianchi come l’avorio; aveva una voce maschia e rideva rumorosamente

Fu un matrimonio felice? Difficile dirlo anche perché raramente lo sono i matrimoni combinati. Certamente i due coniugi condivisero l’amore per l’arte, ma Giovanni Guglielmo non mancò di trasmettere alla moglie una malattia venerea che verosimilmente fu responsabile degli aborti che mortificarono la sua giovinezza. Rimasta vedova fu costretta a fare le valigie e tornare a Firenze. Giusto in tempo per gestire il passaggio del granducato ai Lorena, ma anche per salvaguardare il patrimonio mediceo, rimasto, grazie a lei, in dote alla città.

DANIELE NICCOLI

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