2 aprile 1770 – Concerto di Mozart al Poggio Imperiale

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Pixabay

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

2 aprile 1770 – Concerto di Mozart al Poggio Imperiale

Nel dicembre 1769 Leopold Mozart intraprese, insieme al figlio Wolfgang Amadeus, un viaggio che lo portò nelle più importanti città italiane. Leopold, che per il figlio aveva sacrificato la carriera di musicista alla corte di Salisburgo, intendeva migliorare la preparazione musicale del figlio e, allo stesso tempo, trovargli una sistemazione professionale adeguata.

Firenze, da questo punto di vista, era una tappa fondamentale perché vi regnava Pietro Leopoldo che aveva già assistito a due esibizioni del giovane musicista davanti alla corte asburgica.

I Mozart arrivarono a Firenze venerdì 30 marzo 1770 e presero alloggio alla locanda dell’Aquila Nera, in via dei Cerretani. Grazie alle raccomandazioni del conte Pallavicini, Leopold riuscì ad ottenere un’udienza con il granduca che invitò Amadeus ad esibirsi insieme al violinista fiorentino Pietro Nardini il pomeriggio stesso presso la residenza di Poggio Imperiale.

Purtroppo le speranze di Leopold andarono deluse. E non sarebbe stata l’ultima volta. Se, infatti, il talento di Amadeus non tardò a emergere, gli incarichi ricevuti non furono soddisfacenti forse anche per le discutibili scelte che lo allontanarono da Salisburgo e dal padre.

In occasione del viaggio a Firenze, Amadeus, ebbe modo di conoscere il violinista Thomas Linley, come lui precoce musicista purtroppo morto a soli 22 anni per un incidente di battello. Pare che fra i due fosse nata una solida intesa dal punto di vista musicale e anche una buona amicizia. Al momento della partenza di Mozart, Linley dedicò all’amico alcuni versi probabilmente composti da Corilla Olimpica, al secolo Maria Maddalena Morelli, la poetessa che li aveva fatti esibire nel suo salotto fiorentino.

Da poi che il Fato t’ha da me diviso,
Io non fò che seguirti col pensiero
Ed in pianto cangiai la gioia e il riso;
Ma in mezzo al pianto rivederti io spero   (Corilla Olimpica)

Corilla, fu una poetessa estemporanea con notevoli capacità di improvvisazione che gli valsero il titolo poetessa alla corte di Vienna e Firenze. Grazie all’appoggio del Granduca, forse suo amante, ottenne il riconoscimento di Poetessa Laureata e di Nobile Romana. Un onore che prima di lei, era toccato solo a Petrarca e al poeta improvvisatore Bernardino Perfetti. I romani dell’epoca dimostrarono così il loro dissenso:

Ordina e vuole Monsignor Maffei
Che se passa Corilla coll’alloro
Nessun le tiri bucce o pomidoro
Sotto la pena di bajocchi sei

Daniele Niccoli
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