4 agosto 1944 – I nazisti fanno saltare i ponti di Firenze

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Ponte Santa Trinita 2
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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri.

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

4 agosto 1944 – I nazisti fanno saltare i ponti di Firenze

Il 28 luglio 1944 il comando tedesco ordinò lo sgombero delle case in prossimità dell’Arno. Circa centocinquantamila persone furono costrette a sfollare. Fra loro tutti i ricoverati dell’ospedale San Giovanni di Dio. La decisione fu motivata con la possibilità di attacchi nemici. Il 31 luglio il passaggio sui ponti fu impedito e, con la città ormai spaccata in due, fu evidente come l’intenzione dei tedeschi fosse di farli saltare per arrestare l’avanzata degli alleati.

Il 2 di agosto il console svizzero Carlo Steinhauslin, dopo aver ripetutamente tentato di far recedere i tedeschi dalle loro intenzioni, chiese almeno di poter salvare le quattro statue del Ponte Santa Trìnita, ma la situazione convulsa di quelle ore rese vano anche quel tentativo.

Ponte Santa Trinita-Statua della primavera
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Il 3 di agosto gli eventi precipitarono: alle 14 il comando tedesco fece affiggere manifesti con i quali si proclamava lo stato di emergenza. Entro le 17 tutti i fiorentini si dovettero rinchiudere nelle loro case. I tedeschi avevano l’ordine di sparare contro chiunque si trovasse per le strade.

I partigiani, ormai giunti in città, organizzarono un estremo tentativo di salvare almeno il Ponte alla Vittoria. Sarebbe stata necessaria un’azione congiunta fra le due rive, ma la coordinazione era impossibile. I partigiani tentarono lo stesso di tagliare i fili che univano le mine, ma furono respinti dai tedeschi.

Il destino dei ponti a quel punto era segnato. I tentativi di mediazione del cardinale Elia Dalla Costa, del sopraintendente alle Belle Arti, Giovanni Poggi e del Rettore dell’Università Mario Marsili Libelli non sortirono alcun risultato.

Il tempo di far passare le truppe e i mezzi cingolati e poi ci sarebbe stato solo il rumore delle esplosioni, il fumo e la polvere. Il ponte Santa Trìnita resistette alla prima scarica, ma fu solo un prolungamento della sua agonia.

Il tempo di piazzare altre mine (minonno i’ ponte) e anche l’opera progettata da Michelangelo e realizzata da Bartolomeo Ammannati fu spazzata via. L’ordine di abbattere i ponti arrivò direttamente da Berlino. Si dice che Hitler abbia voluto salvare Ponte Vecchio, ma se di atto di clemenza si trattò, fu pagato a a caro prezzo. I quartieri in prossimità del ponte, con le loro vecchie torri medioevali, i palazzi rinascimentali e le abitazioni di migliaia di fiorentini, furono abbattuti per impedire il passaggio delle truppe alleate.

Firenze pagò il prezzo della sua libertà non solo con i danni al patrimonio artistico e immobiliare. Nei giorni successivi furono molti i partigiani a cadere sotto i colpi dei franchi tiratori fascisti e delle truppe naziste.

Firenze… donava il sangue dei suoi figli copiosamente perché un libero popolo potesse nuovamente esprimere se stesso in una libera nazione.
Per noi e per gli altri, Signore, non ce lo far mai dimenticare (Ferruccio Parri)

Daniele Niccoli

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