4 aprile 1944 – Attacco alla stazione di Montorsoli

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Sesto com'era

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

4 aprile 1944 – Attacco alla stazione di Montorsoli

Nel tentativo di opporsi ai rastrellamenti in atto nel Mugello nella primavera del 1944, un gruppo di giovani partigiani decise di attaccare il treno che, partito da Firenze, trasportava ufficiali tedeschi ed esponenti della milizia fascista in Mugello.

Trentaquattro uomini comandati da Marino Cosi, scesero da Cerreto Maggio con l’intenzione di sorprendere i nemici sul treno 2328 alla stazione di Montorsoli. L’operazione però non fu preparata con la necessaria segretezza e non finì nel modo sperato. Le testimonianze sono discordanti ma di certo i tedeschi ebbero il modo di prendere le contromisure e di far fallire l’assalto. Fecero fermare il treno qualche metro prima della stazione e passarono direttamente all’attacco. Il primo a fare le spese di quell’iniziativa mal preparata fu Carlo Carmonini, il partigiano che si trovava sul treno e aveva il compito di aiutare i civili al momento dell’assalto.

Tedeschi e fascisti usarono i civili come scudo e riuscirono a impossessarsi della stazione lasciata inspiegabilmente incustodita. Guadagnata la posizione favorevole del primo piano iniziarono a sparare dalle finestre uccidendo due partigiani, Dino Ciolli e Mario Lazzerini. Quest’ultimo in realtà non morì subito, ma, anzi, i fascisti lo lasciarono morire dissanguato nel terreno adiacente alla stazione. La presenza di altri feriti indusse i partigiani a ripiegare velocemente verso i Fondi di Cercina e poi a Ceppeto.

E’ qui che la vicenda del fallito assalto al treno s’incrociò con la vita di Elio Bartolozzi, un contadino ventenne, che trasportò i partigiani feriti fino a Pescina. L’atto di solidarietà valse al Bartolozzi l’arresto e le torture a Villa Triste. Non fornì nessun elemento utile alla ricerca dei partigiani e non tradì i partigiani che ospitarono per qualche tempo i feriti. La stessa premura non gli era stata usata dal contadino dei Fondi che invece lo aveva denunciato ai fascisti. Per il suo comportamento Elio Bartolozzi fu spedito nel campo di concentramento di Fossoli e poi di Bolzano e Mauthausen. Finì sotto campo destinato all’eliminazione, quello di Gusen

quando uno entrava là dentro non c’era verso di sortire, soltanto si esciva dal camino del Crematorio

Elio Bartolozzi fu liberato dagli alleati nell’aprile del 1945. Il 23 gennaio 2020 il Comune di Sesto Fiorentino attraverso il sindaco Lorenzo Falchi ha conferito, alla memoria di Elio Bartolozzi le Seste d’Oro, il più importante riconoscimento del Comune di Sesto Fiorentino.

 

Daniele Niccoli

1 COMMENTO

  1. Se lo ricorda bene mia madre che allora era piccola e sul quale ha scritto un libro: ” Sull’uscio di casa, la nonna racconta”. Di Franca Traversi. Leggetelo!

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