8 settembre 1910 – Il David di piazza della Signoria diventa sestese

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David

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

Sesto giorno per giorno

8 settembre 1910 – Il David di piazza della Signoria diventa sestese

 

Nel 1501 l’Opera del Duomo di Firenze commissionò a Michelangelo Buonarroti una statua del David, da realizzare partendo da un blocco di marmo enorme ma di pessima qualità e, per giunta, già sbozzato da due scultori fiorentini.

All’epoca Michelangelo aveva solo ventisei anni, reduce dai successi romani del Bacco e della Pietà, era già pienamente consapevole del suo talento e non si fece intimorire dalle difficoltà.  Anzi raccolse volentieri la sfida. Considerando il suo ego probabilmente avrà anche pensato: “Se non io, chi?”

La Repubblica fiorentina era giovane e instabile. Nata nel 1494 in seguito alla cacciata di Piero de’ Medici era sopravissuta al regime teocratico di Girolamo Savonarola, ma, ancora debole, aveva bisogno di un simbolo che la rappresentasse e ne aumentasse il prestigio presso i cittadini. Il David giunse al momento giusto. Chi, meglio di lui poteva rappresentare il prevalere del giusto (la Repubblica) sull’iniquo (Golia e la tirannia dei Medici)?

Questo nuovo David per soddisfare le esigenze di Michelangelo e del Gonfaloniere Pier Soderini doveva rompere completamente con il passato.

Il Davide, infatti, era già stato rappresentato da molti artisti. La stessa Firenze possedeva il David del Verrocchio e quello di Donatello, ma loro (soprattutto il secondo) erano strettamente legati al regime mediceo. Ci voleva qualcosa di diverso. Niente bronzo bensì marmo bianco. Dimensioni gigantesche.

Inoltre, a differenza di Donatello che aveva rappresentato il giovane giudeo trionfante dopo la vittoria su Golia, Michelangelo volle cogliere il momento immediatamente prima dell’azione. David è pensieroso, quasi preoccupato: sa che potrebbe non avere un’altra occasione. Sa che il destino delle truppe che sono dietro dipende da lui. I suoi muscoli sono in tensione il suo sguardo attento a cogliere il momento propizio. Sembra quasi voglia invitarci a riflettere su quanto sia difficile conquistare e mantenere la libertà. Un monito sempre valido.

In tre anni Michelangelo produsse il simbolo politico tanto caro al Gonfaloniere Soderini, e, contemporaneamente, l’immagine della assoluta bellezza secondo i canoni rinascimentali. Un capolavoro.

Secondo i propositi iniziali la statua doveva essere alloggiata sui bastioni del Duomo, ma il significato civico che gli si volle imporre determinò un diverso destino. La statua reclamava una collocazione ben più prestigiosa. Per individuarla fu istituita una commissione di artisti illustri. Sarebbero stati loro a decidere la destinazione del gigante di marmo. Leggere oggi qui nomi ci fa capire quanto fosse alto e irripetibile quel momento storico per Firenze: Sandro Botticelli, Filippino Lippi, Piero Perugino, Leonardo da Vinci, Antonio e Giuliano da Sangallo, Andrea della Robbia, Davide Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, Francesco Filarete. Il dibattito fu registrato in un verbale conservato dall’Opera di Santa Maria del Fiore. Vi si leggono giudizi forse non sereni se non addirittura viziati da gelosia come quello di Leonardo

 

Io confermo che stia nella loggia dove à detto Giuliano in su el muricciolo, dove s’appichano le spallere allato al muro chon ornamento decente et in modo non guasti le cerimonie delli ufficii . .. che stia nella loggia

 

Alla fine vinse la linea di Filippino Lippi che prevedeva la collocazione della statua sull’arengario di Palazzo Vecchio. Qui fu posta nel maggio del 1504, ma fu svelata ai fiorentini solo l’8 settembre in occasione della festa della Madonna.

Il David fu subito oggetto di ammirazione per gran parte degli abitanti di Firenze, ma ebbe fin da subito una vita travagliata. Appena uscito dal cantiere dell’Opera del Duomo fu criticato per la nudità e i sostenitori dei Medici non mancarono di prenderlo a sassate il giorno dell’inaugurazione.

Dopo la deposizione di Soderini, nel 1512, un fulmine colpì il basamento. La saetta fu interpretata come un segno divino contrario al ristabilirsi della dittatura medicea. Nel 1527, durante i tumulti che portarono di nuovo alla cacciata dei Medici, un braccio del Davide fu rotto in almeno tre parti. Insomma, dopo un parto difficile, viste le condizioni del marmo, la vita del David fu ancora più difficile.

Eppure alla metà dell’800, dopo un catastrofico restauro effettuato da Aristodemo Costoli con l’acido cloridrico, il David faceva ancora bella mostra di sé sull’arengario di Palazzo Vecchio. Fu spostato nei locali dell’Accademia, per proteggerlo dall’intemperie e dagli imbecilli solo nel 1873. Non poteva mancare il solito segno divino: il basamento originale di Antonio da Sangallo e Simone del Pollaiolo andò distrutto durante il trasporto. Lo spazio sull’arengario rimase desolatamente vuoto. Si pensò di collocarvi la copia bronzea del David realizzata da Clemente Papi, ma i fiorentini pretendevano il marmo.

Fu allora indetto un concorso per il compimento di una nuova copia. La sua realizzazione risale al 1910. In mancanza di dati certi vogliamo pensare che sia stata posta in piazza della Signoria l’8 di settembre, proprio come l’originale. Si tratta forse della statua più fotografata al mondo, ma, ovviamente, non è di Michelangelo. L’ha realizzata Luigi Arrighetti un eccellente scultore nato a Sesto

Daniele Niccoli

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