31 agosto 1512 – La fine della Repubblica

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Palazzo Vecchio 2

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

31 agosto 1512 – La fine della Repubblica

 All’indomani della cacciata di Piero il Fatuo avvenuta nel novembre 1494, Firenze tornò ad adottare gli Ordinamenti in vigore prima della presa del potere da parte di Cosimo il Vecchio. Nei primi anni di vita della nuova Repubblica, la scena politica fu monopolizzata da Girolamo Savonarola, il frate ferrarese che predicava e lottava contro i vizi della Chiesa e dei fiorentini.

Il frate si prodigò per l’istituzione del Consiglio Grande che avrebbe dovuto evitare l’accentramento del potere nelle mani dei soliti oligarchi. Per le riunioni di questa assemblea fu creata appositamente, all’interno di Palazzo della Signoria, la Sala del Consiglio, oggi nota come Salone dei 500. I fiorentini dell’epoca non si dimostrarono pronti all’allargamento della partecipazione alla vita pubblica e così gli oligarchi, dopo la morte del Savonarola, ebbero vita facile nello smantellare molte regole della nuova costituzione. Ad esempio la carica di Gonfaloniere, che aveva una durata massima di due mesi, diventò una carica a vita.

Il primo Gonfaloniere a godere di questo privilegio, molto simile al dogato veneziano, fu Pier Soderini nel 1502. Per dare lustro al suo governo, Soderini, commissionò a Michelangelo la statua del David, che, dopo molte discussioni fu posta sull’arengario di Palazzo della Signoria dove, nel frattempo, era stata collocata anche la statua di Giuditta e Oloferne, realizzata qualche anno prima da Donatello. Insieme i due eroi ebraici avrebbero dovuto rappresentare le virtù della Repubblica: la vittoria del popolo sulla tirannide.

Soderini fu meno fortunato nel commissionare l’affresco di due pareti del Salone dei 500. Leonardo da Vinci avrebbe dovuto realizzare la Battaglia di Anghiari, mentre Michelangelo aveva il compito di illustrare la Battaglia di Cascina. Il primo però sbagliò clamorosamente le tecniche dell’encausto, mentre il secondo si fermò all’elaborazione di alcuni disegni abbozzati sul cartone. Anche i grandi sbagliano.

Da un punto di vista militare, Soderini, ottenne la nuova capitolazione di Pisa dopo la ribellione del 1494, ma, nonostante la collaborazione con personaggi di spessore come Niccolò Machiavelli, non si dimostrò lungimirante in politica estera. In particolare s’intestardì nel voler mantenere l’alleanza con la Francia anche quando contro di essa si formò una Lega costituita da Spagna, Venezia e il Papato, a sua volta sostenuto dalla famiglia Medici in esilio forzato.

L’epilogo politico del Soderini fu sancito dalla convocazione, nel territorio della Repubblica (Pisa) del Concilio voluto da Luigi XII di Francia con l’intento di dichiarare decaduto Papa Giulio II. La reazione della Lega fu violenta: un contingente spagnolo fu mandato in Toscana, mise al sacco Prato e minacciò da vicino Firenze. Il Gonfaloniere fu costretto alla fuga decretando, in pratica, la fine della Repubblica e la restaurazione del potere mediceo.

 

Daniele Niccoli

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