La parola all’avvocato: caduta da moto e infortunio in itinere verso luogo di lavoro

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Moto e Biker

Nuovo appuntamento con la rubrica “La parola all’avvocato” curata dagli avvocati Elisa BaldocciMaria Serena Primigalli, Enrico Carti Marco Baldinotti.

Gli articoli saranno pubblicati settimanalmente. I lettori potranno porre domande che ritengano di comune interesse scrivendo alla mail del nostro giornale: [email protected]

Gentile Avvocato,
purtroppo sono stato vittima di un incidente in moto, mentre mi stavo recando a lavorare la mattina. E’ intervenuta la polizia municipale e abbiamo già provveduto ad inoltrare alle rispettive assicurazioni la richiesta di apertura del sinistro. Ho sentito dir, però, che potrebbe esserci un altro problema con l’Inail, che potrebbe non riconoscere l’infortunio perché stavo andando a lavoro in moto: è possibile che non sia coperto da assicurazione per questo motivo?

“La questione che viene posta questa settimana riguarda il così detto Infortunio in itinere. Di cosa si tratta? Facciamo un po’ di ordine.

L’assicurazione INAIL compren anche l’infortunio “in itinere” cioè quello occorso al lavoratore durante il “normale percorso” (Cass. 24 Settembre 2010 n.20221):

– di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro;

– che collega due luoghi di lavoro, in caso di più datori;

– di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, in mancanza di mensa aziendale.

Però, in questa definizione, salta subito agli occhi una eccezione evidente: ovverosia, il normale percorso può subire delle interruzioni o deviazioni. Queste ultime sono considerate necessarie quando sono dovute a: 1) Causa di forza maggiore; 2) esigenze essenziali ed improrogabili; 3) adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

Inoltre, si è avuta una evoluzione giurisprudenziale sul tema specifico dell’utilizzo del mezzo di trasporto privato per recarsi a lavoro. In linea puramente teorica, l’utilizzo del mezzo di trasporto privato espone il lavoratore ad un maggiore rischio di infortunio “in itinere”. In tal caso l’assicurazione opera purchè esso sia ritenuto come necessario (Cass. 7 Luglio 2017 n.16835), solo se:

– mancano mezzi pubblici;

– esistono mezzi pubblici ma non consentono la puntuale presenza sul luogo di lavoro, oppure sono disagevoli o gravosi in relazione alle esigenze di vita familiare.

Questo come regola generale. Esiste poi una casistica specifica inerente la modalità con la quale è avvenuto il sinistro sul proprio mezzo di trasporto privato.

Infatti “la violazione di norme fondamentali del codice della strada può integrare, per le caratteristiche di abnormità, il rischio elettivo, che esclude la sussistenza del nesso causale tra attività protetta ed evento”.

Questo ha delle gravi conseguenze sulla modalità di esecuzione del sinistro: al di là del mezzo utilizzato (nel caso specifico la moto), nel caso in cui sussista un concorso di colpa fra guidatori dei mezzi coinvolti, o peggio, la responsabilità sia tutta da ascrivere alla condotta del motociclista, ben potrebbe essere eccepita dall’Inail la non sussistenza della copertura.

Pertanto, possiamo concludere affermando che l’Inail risarcisce il dipendente che si è fatto male solo se questi riesce a dimostrare la totale assenza di mezzi pubblici sulla tratta interessata e le necessità domestiche o familiari che gli imponevano un rientro a casa nel più breve tempo possibile. Solo questi elementi garantiranno un risarcimento al 100%. Diversamente, ritenendosi l’uso della moto non necessario, la caduta potrebbe non venire risarcita”.

Avv. MARCO BALDINOTTI

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