Per altre vie: Maledimiele e anoressia… quando l’immagine è tutto

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Torna l’appuntamento con la rubrica settimanale “Per altre vie” dedicata alla psicologia e curata da Emanuela Eboli. Se questi giorni ti stanno mettendo a dura prova, se hai bisogno di qualche piccolo consiglio per alleggerire e rendere più serene le giornate e il rapporto con i tuoi figli o se vuoi offrire una tua riflessione, la tua esperienza perché possa essere di aiuto a chi ci legge puoi scrivere a [email protected]. Gli articoli saranno pubblicati tutti i mercoledì.

Te lo dico con un film, secondo appuntamento

Forse la vita è un insieme di giorni x, quello in cui tua madre smette di darti il bacio della buona notte, quello dove perdi le chiavi di casa, quello in cui muore qualcuno al quale dovevi dire ancora tante cose e quello in cui smetti di mangiare.

Noi non ci accorgiamo di questi momenti, eppure ogni volta perdiamo qualcosa. 

Il tema è tra i più dolorosi e difficili da affrontare, non solo al cinema. Spettro per i genitori, motivo di fascinazione per le giovanissime, l’anoressia è la principale causa di morte tra gli adolescenti occidentali.

“Maledimiele è un film del 2010 del regista Marco Pozzi. Il film ci racconta la storia di Sara, un’adolescente di quindici anni che si ammala di anoressia. Sara conduce una doppia vita: quella alla luce del sole, dove recita la parte della brava ragazza, diligente e apparentemente senza problemi e quella segreta fatta di costrizioni, di autodisciplina, di regole ferree per imporre al suo corpo un irraggiungibile peso ideale: digiuni forzati, corse nel parco spinte fino allo sfinimento, ore in palestra, pranzi e cene occultati sapientemente nel bidone dell’immondizia sotto casa.”

Le regole che segue Sara sono quelle condivise da molte ragazze anoressiche. Esistono infatti almeno 300mila siti che favoriscono la socializzazione di chi soffre di disturbi alimentari fornendo regole anoressizzanti e bulimizzanti, come:

1. Bevi un bicchiere d’acqua ogni ora, ti farà sentire sazia.

2. Bevi acqua ghiacciata: il tuo corpo brucerà calorie per portare l’acqua alla temperatura ideale per la digestione.

3. Fai aerobica fino a quando non ti senti svenire.

4. Non assumere lassativi, non ti aiutano a perdere peso.

5. Mettiti un elastico ai polsi, fallo schioccare quando hai voglia di mangiare.
6. Compra vestiti di taglie più piccole e lasciali bene in vista, sarai motivata a perdere peso per riuscire a indossarli.

7. Fai un bagno ghiacciato di almeno venti minuti: il corpo brucerà circa 200 calorie per riportare la temperatura e un valore normale.

8. Il profumo del caffè toglie l’appetito.

9. In un giorno fai sei piccoli pasti, puoi ricavarli tagliando due mele in sei spicchi. Il corpo ha la sensazione di aver mangiato di più.

10. Leggi i valori nutrizionali e ricordati che ‘senza grassi’ non significa ‘senza calorie’.
11. Dimenticati che il cioccolato esiste.

12. Ripeti sempre L’anoressia mi fa perfetta.

13. Non si può essere magre senza essere belle.

L’anoressia nervosa si può presentare nei bambini a partire dagli 8 anni e si caratterizza per il tentativo di perdere peso o di evitare l’aumento di peso tramite l’evitamento o la restrizione dell’assunzione di cibo, il vomito auto-indotto, ed altri comportamenti. Nel rifiutare il cibo le ragazzine ma sempre più anche i ragazzini, possono sentire la paura di ingrassare, la presenza di una sensazione di pienezza e dolori all’addome.

Il dolore intimo degli adolescenti che soffrono di questa malattia è legato direttamente alla difficoltà di esprimere se stessi, di conoscere e farsi conoscere in verità, nella società degli eccessi e dell’immagine.

Secondo le stime ufficiali, il 95,9% delle persone colpite sono donne e il 4,1% uomini, e in buona parte dei casi.  il rifiuto del cibo fa più danni dell’alcol, della droga e degli incidenti stradali.

Oltre al numero verde 800180969, le istituzioni mettono a disposizione anche un sito, www.disturbialimentarionline.it, con la mappa di strutture e e associazioni dedicate ai Dca in Italia. 

Secondo l’impostazione Sistemico Relazionale l’anoressia è strettamente legata al rapporto di simbiosi instaurato con la madre: il sintomo rappresenta una strategia estrema per sganciarsi da questo legame soffocante che non ha permesso alla propria soggettività di farsi strada (Bonifati, 2006). La madre molto spesso appare come una figura dominante rispetto al padre, assente e sminuito dalla moglie: ella impedisce alla figlia di compiere il processo di separazione-individuazione (Selvini Palazzoli, 1989) così che “il conflitto con il corpo appare dunque come l’unico rimedio che l’io “debole” dell’anoressica può intraprendere per compiere un processo di autonomizzazione” (Bonifati, 2006). Non mangiare diventa perciò una manovra per separarsi dall’Altro tramite il rifiuto del cibo (Recalcati, 2002). Il “no” dell’anoressica rappresenta una modalità specifica di relazione con l’Altro che “punta a rovesciare la dipendenza originaria del soggetto dall’Altro (del bambino dalla potenza materna) in una dipendenza dell’Altro dalla potenza del soggetto”(Recalcati, 1999): l’anoressica, grazie al suo sintomo, riesce a far dipendere la madre da lei.

Le anoressiche esprimono molto spesso una profonda rabbia verso la loro madre, accompagnata da un sentimento di astio anche nei confronti di un padre che non è stato in grado di limitare il desiderio materno (Longo, 1997). Nonostante il ruolo centrale attribuito principalmente alla madre della paziente anoressica, bisogna ricordare che “dietro alla madre c’è quasi sempre un padre che è stato completamente mancante nella funzione di separatore tra madre e figlia, lasciando quest’ultima in balia della madre stessa” (Longo, 1997). Molti studi sottolineano un padre “debole, sottomesso, assente (soprattutto nell’anoressia) ma anche intollerante, offensivo, ipercritico (soprattutto nella bulimia)” (Nucara, 1995). Nucara, in “La ricerca del padre perduto nella terapia dell’anoressia e della bulimia”, analizza due casi in cui emerge nettamente un’esperienza di vuoto legata alla figura del padre, “vuoto che si configura come assenza di un punto di riferimento, venir meno di un sostegno, di una funzione necessaria alla stabilità della mente”(Nucara, 1995). E’ dimostrato che gravi perdite della figura paterna incidono sullo sviluppo dell’anoressia e della bulimia, in quanto il Super-io assume caratteristiche sadiche: l’anoressica tenta di aderire alle richieste del Super-io, mentre la bulimica cerca di fuggirle tramite la trasgressione (Nucara, 1995). Con il termine “gravi perdite” non ci si riferisce solo a perdite fisiche come, ad esempio, i casi di morte, divorzio, ecc. ma anche a perdite di tipo simbolico: a volte il padre, pur essendo presente in casa, è assente sul piano affettivo oppure rappresenta un modello maschile-paterno del tutto inaccettabile che, ad esempio, si disinteressa della famiglia o instaura relazioni extraconiugali se non addirittura contatti incestuosi con la figlia (Nucara, 1995). Inoltre, nei due casi analizzati da Nucara, emerge anche l’assenza di una valida figura maschile all’interno della famiglia (nonno, zio) che possa sostituire il padre mancante. La perdita della figura paterna assume quindi le caratteristiche più generali di un problema della figura maschile-paterna: ovvero, “nel più ampio sistema familiare, tale perdita si associa ad una carenza di valide figure maschili-paterne sostitutive, spingendo la giovane paziente in una sorta di regno materno-matriarcale che trova l’espressione più evidente nella simbiosi madre-figlia” (Nucara, 1995). 

L’anoressica si offre spesso come la protettrice di una falsa e precaria unità familiare: fermando ad ogni costo la sua crescita, congela la famiglia in un “tempo sospeso”(Ferro et al., 1992).

L’anoressia è purtroppo solo uno dei possibili Disturbi Alimentari di cui possono soffrire bambini e adolescenti e adulti. 

Secondo le proiezioni del Ministero della Salute nella sola città di Firenze ci sono circa 3000 persone affette da questi disturbi, con una prevalenza di minorenni.

I Disturbi Alimentari più comuni sono:

  1. L’Anoressia nervosa;
  2. La Bulimia Nervosa
  3. Disturbo da Alimentazione Incontrollata
  4. Il Disturbo Emozionale con Evitamento del Cibo
  5. Alimentazione Selettiva
  6. Alimentazione Restrittiva
  7. Il Rifiuto del Cibo
  8. Paura o Fobia Specifica con evitamento del cibo (inclusa disfagia funzionale)
  9. Sindrome da Rifiuto Pervasivo
  10. Perdita dell’Appetito Secondaria a Depressione

EMANUELA EBOLI

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