Sfogliando vecchi giornali: le prime ipotesi di Parco della Piana

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Sesto Fiorentino sui giornali:

Sebbene si trovi a mezza strada fra Prato e Firenze, si direbbe che sia lontana da queste due città almeno mille miglia e tenga più della Maremma che del Bisenzio”, così Curzio Malaparte descriveva la zona dell’Osmannoro nei Maledetti Toscani nel 1956.

All’epoca degli articoli (1983), la situazione era già molto cambiata tanto che il giornalista de La Nazione, Giovanni Valdrè, descrive la zona come stravolta “dallo sviluppo edilizio, dalla creazione di importanti infrastrutture e dall’insediamento di di notevoli complessi industriali”.

Eppure proprio allora ci fu chi ritenne opportuno valorizzare quell’area umida ormai così prossima alla città.

La LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) propose la realizzazione di un’oasi dove avrebbero potuto trovare rifugio numerose specie di uccelli. La proposta trovò, stando all’articolo, accoglienza favorevole da parte dei sindaci di Sesto (Elio Marini) e di Campi (Anna Maria Mancini) nonché dell’assessore all’ambiente della provincia di Firenze (Ugo Caffaz).

Nonostante questo “coro di adesioni qualificate” l’autore dell’articolo volle sottolineare gli ostacoli che necessariamente si sarebbero dovuti superare per la realizzazione di quello che lui definisce Parco dell’Osmannoro: “Forti resistenze si dovranno superare come succede ogni volta che si vuol sottrarre un bene allo sfruttamento privato egoistico e distruttivo per destinarlo al recupero, alla salvaguardia, alla fruizione sociale”.

Nel 2008 il Comune di Sesto Fiorentino acquistò 5 ettari di quell’area umida denominandola Parco della Piana di Sesto Fiorentino che oggi è gestito da Legambiente e ospita 176 specie diverse di volatili.

DANIELE NICCOLI

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