1 Novembre 1928 – Cambiano i confini di Sesto

2
2270
Sesto com'era

SESTO GIORNO PER GIORNO

1 Novembre 1928 – Cambiano i confini di Sesto Fiorentino

Il Regio decreto numero 2562 del primo novembre 1928 determinò un’importante revisione del territorio comunale di Firenze a discapito dei Comuni limitrofi. In particolare Sesto si trovò privata delle sue frazioni orientali, Quarto, San Silvestro, Castello. In compenso assunse una parte del territorio dello scomparso Comune di Brozzi.

La popolazione diminuì di 6425 abitanti, ma fu l’impianto generale della comunità che ne uscì stravolto. Anche la toponomastica cambiò drasticamente. Eravamo in pieno periodo fascista e ogni riferimento alla precedente gestione socialista fu cancellato e sostituito con date e nomi inneggianti al nazionalismo.

La piazza del mercato, intitolata ad Andrea Costa nel 1910, divenne l’attuale piazza IV Novembre; via Pietro Gori divenne via Dalmazia; la via Carlo Cafiero fu sostituita con Sidney Sonnino; la piazza del Municipio divenne l’attuale piazza Vittorio Veneto; via della Società divenne Largo Ventiquattro Maggio.

Giulio Cerreti, sestese, esponente di rilievo del P.C.I. esiliato in Francia per quasi vent’anni, così illustrò questi cambiamenti nel suo libro I ragazzi della fila rossa

“Castello fu per Sesto degli anni dieci e venti, prima che il fascismo arrivasse a imbrogliare le carte e i cervelli, una delle gemme più belle. Vent’anni dopo non la ritrovai più: come per incanto era scomparsa dalla topografia del mio paese. Il fascismo aveva ridimensionato la geografia di Sesto”

Sesto com'era
Sesto com’era

TUTTOSESTO

 

2 COMMENTI

  1. Mio zio Vinicio Tarli, noto personaggio della vita imprenditoriale e sportiva di Sesto e appassionato della storia cittadina, mi raccontava sempre con una punta di rabbia (per lui, sestese doc delle Cave di Querceto) che Sesto aveva perso più di 5000 abitanti in cambio di una parte deserta dell’Osmannoro (con ben 50 abitanti) ma che a Castello avevano festeggiato la cosa perché “diventavano cittadini” e avevano dileggiato quelli di Quinto perché rimanevano “campagnoli”.
    Le cose non andarono nello stesso modo a San Donnino, già frazione di Brozzi dove nessuno fu contento di diventare campigiano (ma data l’epoca non si potè protestare) e solo da metà anni ottanta i sandonninesi hanno iniziato a sentirsi parte dei Campigiani

  2. Grazie per il commento. Se ha qualche ricordo di suo zio che pensa possa essere pubblicato, non esiti a contattarci

LASCIA UN COMMENTO