“Sfogliando vecchi giornali”: La carovana degli operai in bicicletta

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Gli anni ’50 a Sesto Fiorentino furono caratterizzati da un lungo conflitto sindacale fra la proprietà della Richard-Ginori e le sue maestranze.

All’epoca l’economia cittadina era legata in maniera diretta o indiretta alla vecchia Manifattura e per questo la crisi della fabbrica si trasformò in un grave problema per tutta la comunità.

Gli operai occuparono più volte la fabbrica e inscenarono diverse forme di protesta. La più spettacolare è quella ricordata nell’articolo di Alberto Cecchi su l’Unità del 7 aprile 1954.

Settantuno operai della Manifattura quel giorno partirono in bicicletta alla volta di Milano dove si trovava la sede della Richard-Ginori. Sulla loro schiena avevano cucito uno straccio bianco con su scritto: “Licenziato dalla Ginori di Doccia”. Una forma di protesta clamorosa che il cronista racconta con una certa enfasi e commozione:

“Un altro dei settantuno è al centro dell’attenzione. Si stringe al collo il suo bambino, un piccino insonnolito che la moglie gli porge. A lui una delegazione di donne consegnerà un mazzo di fiori, un grande fascio di garofani, che egli accetterà commosso in nome di tutti suoi compagni che già stanno per partire”

Sostegno emotivo, ma non solo. Tutta la città si adoperò anche per un supporto economico.

Come riportato in SESTO UNA BELLA STORIA i sestesi mostrarono assoluta solidarietà nei confronti dei lavoratori.
Salvadanai per il sostegno alla lotta comparvero nelle case del popolo come nelle chiese. I commercianti si dimostrarono disponibili a far credito agli operai e addirittura a Livorno i portuali dragarono le acque del porto per recuperare il carbone caduto dalle navi per sopperire all’esaurimento delle scorte di combustibile allo stabilimento di Doccia.

Nelle circostanza descritta dall’articolo ancor più prezioso, fu il supporto tecnico fornito da due grandi del ciclismo: Alfredo Martini e Gino Bartali.

Non avendo ottenuto risultati significativi, l’operazione carovana fu ripetuta tre mesi dopo. L’obiettivo diventò il Parlamento, ma la manifestazione fu ostacolata con ogni mezzo dalle forze dell’ordine.

Alla fine i licenziamenti arrivarono lo stesso. Chi non fu licenziato fu costretto al trasferimento nel nuovo stabilimento della Piana o, addirittura, a Livorno. A Doccia rimasero 150 operai. Quelli sindacalmente più impegnati furono trasferiti nello stabilimento di Rifredi, poi chiuso.

Trent’anni dopo lo stato italiano riconobbe a 668 operai lo status di licenziati per motivi politici in base alla legge 36 del 1974. Ricevettero la liquidazione, la pensione e il riconoscimento della verità: i licenziamenti degli anni ’50 avevano avuto come unico scopo l’espulsione dei lavoratori sindacalizzati. (SESTO UNA BELLA STORIA).

P.S. Gli articoli che portano la mia firma, ma anche alcune interviste di Stefano apparse recentemente su tuttosesto.net, tentano di illustrare momenti della storia del nostro paese ma, e qui intervengo nel dibattito che gli articoli stessi suscitano, non hanno niente a che fare con la nostalgia. Non sarò mai iscritto al partito di quelli che “si stava meglio quando si stava peggio”. Penso semplicemente che conoscere il passato ci possa aiutare a vivere bene il presente e a preparare il futuro. Soprattutto aiuta a conoscerci meglio. Come dice Guccini “Ricerchi le tue radici per capire l’anima che hai”.

Ecco, gli articoli hanno solo questo scopo. Per me e spero anche per voi. Gli anni passati, le manifestazioni di una volta, le abitudini superate non erano, a mio avviso né migliori né peggiori di quelle di oggi. Semplicemente erano quelle. Con i loro pregi e i loro difetti, ma fanno parte della nostra semenza (cit.) e credo sia giusto ricordarle e farne tesoro.

DANIELE NICCOLI

 

 

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