24 novembre 1870 – Un indiano a Firenze

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

24 novembre 1870 – Un indiano a Firenze

Durante il breve periodo come capitale, Firenze ebbe fra i suoi ospiti il ventenne Maharajah di Kolhapur, tale Rairam Chuttraputti.
Nonostante la giovane età, il Maharajah aveva già tre mogli che ovviamente aveva portato a Firenze per quello che doveva essere un viaggio di piacere. Arrivò il 24 Novembre 1870, ma il 30 era già morto; si disse per gastroenterite fulminante, ma forse aveva preteso troppo da sé stesso: tre mogli sono veramente tante.
A parte la prevedibile costernazione del seguito, alloggiato al Grand Hotel La Pace, il problema più serio fu quello di poter osservare, in terra straniera, il rito funebre della tradizione bramina.

Secondo questo rito, infatti, la salma del Maharajah doveva essere bruciata in una zona completamente circondata d’acqua o, in alternativa, alla confluenza di due fiumi. Non essendo disponibile nessuna isola nel territorio cittadino, e disponendo di un solo fiume si pensò allora di promuovere il torrente Mugnone al rango di fiume e di cremare il Maharajah nel punto di confluenza in località il Barco all’estremo lembo del parco delle Cascine.
L’insolito episodio della cremazione scatenò le proteste dell’opinione pubblica. Troppo diverse erano le nostre tradizioni in termini di cerimonie funebri.
Il ricordo di quelle polemiche si ritrova anche in un sonetto di Renato Fucini:

Hann’a anda ne su’ posti a fa da padroni,
qui l’omo morto ‘un s’è bruciato mai
nemmeno a’ tempi dell’inquisizione (Renato Fucini)

Con tutto il rispetto per Fucini, sarebbe opportuno chiedere a Girolamo Savonarola cosa ne pensa di quest’affermazione.
Quattro anni dopo, nel punto dove avvenne la cremazione, fu inaugurato un monumento funebre che, tutt’oggi, in una città che vive di turismo, è l’unico eretto in onore di un visitatore.

Questo tratto estremo del parco delle Cascine è tuttora indicato come l’indiano così come il ponte sull’Arno che fu costruito fra il 1972 e il 1978 a poca distanza dal mausoleo. A realizzarlo furono gli architetti Paolo Sica e Adriano Montemagni insieme all’ingegnere Fabrizio de Miranda. Fu il primo ponte al mondo con i piloni di sostegno degli stralli (le lunghe funi d’acciaio che sostengono il ponte) ancorati a terra.

DANIELE NICCOLI

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