24 ottobre 1909 – Rimboschimento di Monte Morello

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Sesto com'era

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

24 ottobre 1909 – Rimboschimento di Monte Morello

Secondo Targioni Tozzetti, famoso naturalista fiorentino del Settecento, i dignitari della Repubblica fiorentina del XIII secolo decisero di eliminare completamente il manto arboreo di monte Morello per permettere al vento di tramontana di bonificare l’aria cittadina. Alla base della decisione vi era la convinzione dei medici dell’epoca che fosse proprio il ristagno dell’aria a provocare le frequenti epidemie che decimavano la popolazione. Alle motivazioni di ordine sanitario si sovrapposero, e non furono secondari, gli interessi delle ricche famiglie fiorentine che intuirono, nel disboscamento, la possibilità di un doppio profitto nella vendita di ingenti quantità di legname e nello sfruttamento agricolo del territorio di Morello.

Sopra la cerchia delle colline per vendemmia festanti, popolata di ville e d’oliveti, che fanno corona a questa vaga regina dell’Arno, si erge nuda e brulla, e pesa come un incubo, la mole arida petrosa di Monte Morello

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Foto tratta dalla pagina Facebook Sesto com’era

Il provvedimento non ebbe i risultati sperati dal punto di vista sanitario e, anzi, provocò un dissesto idrogeologico le cui conseguenze abbiamo pagato fino al secolo scorso. L’assenza di alberi e il proliferare di terreni coltivati aumentò, infatti, l’incidenza e la pericolosità delle alluvioni.

 

el disboscare e poi coltivare, hanno fatto diventare più superbo e dannoso l’arno, perché le piogge nei monti, quando trovano il terreno lavorato e smosso portano via di molta terra,dimaniera che l’Arno per tal conto ingrossa e più non soleva e l’acqua sua ha più corpo e violentia a ferire. per il che si vede al presente danni grandissimi che prima non si vedevano tanti a un pezzo

(scritto anonimo nel Codice Magliabechiano)

 

Timidi tentativi di rimediare al disastro furono messi in opera da Ferdinando I de’ Medici e da Leopoldo I di Lorena, ma poi si dovette aspettare il 1881 affinchè un socio del CAI di Firenze ponesse di nuovo la questione del rimboschimento all’ordine del giorno, almeno all’interno della riunione dei Soci. La questione fu ripresa nel1895 dal Comizio Agrario e proseguì tra decisioni contraddittorie fino al 12 marzo 1903 quando fu approvato il progetto di Luigi Piccioli, dell’Ispettorato Forestale di Firenze, per la riforestazione di monte Morello. I lavori iniziarono solo il 24 ottobre 1909 a causa di una lunga e difficile fase legata alla cessione dei terreni. La prima zona interessata dai lavori fu quella sopra Cercina.

 

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Foto tratta dalla pagina Facebook Sesto com’era

Protagonista politico delle prime fasi dei lavori fu l’onorevole socialista Giuseppe Pescetti che, il 19 giugno 1912, pronunciò alla Camera dei Deputati un discorso (pro Sylvis) in merito a questa importante opera pubblica. Lo stesso Pescetti fu più volte protagonista alla festa degli alberi, ripetizione annuale di una cerimonia organizzata per la prima volta il 16 novembre 1899 da Guido Baccelli presso la Torre di Baracca.

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Foto tratta dalla pagina Facebook Sesto com’era

 

, è tutta una iniziazione che cerco a rinnovata e promettente coscienza forestale. Ed i giovanotti guardano, apprendono, si affezionano ad un lavoro che non deve essere la vana cerimonia della piantata fanciullesca, senza recinti di protezione e senza resultato; ma inizio di grande e duratura impresa per la quale occorrono vigore fisico, matura esperienza, concetto organico di difesa

 

 

Tra il 1909 e il 1915 furono rimboscati 230 ettari. I lavori ripresero dopo la Prima guerra Mondiale e continuarono fino al 1940. Grazie a questa imponente opera monte Morello ha riacquisito il suo aspetto originale. Pare, infatti, che anticamente il monte fosse ricoperto, nella sua parte più alta, da fitti boschi di abeti. Ne sarebbe testimonianza il toponimo Gualdo che sembra derivare dal tedesco Wald che significa foresta.

Daniele Niccoli

 

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