12 novembre 1881 – Battuta di caccia a villa Carmignanello

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Villa di Carmignanello
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Sesto giorno per giorno, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

12 novembre 1881 – Battuta di caccia a villa Carmignanello

Il 29 aprile 1808, in pieno periodo napoleonico, l’Amministratore generale della Toscana, Eduard Dauchy con un’ordinanza decretò la soppressione di abbazie, conventi e monasteri e il passaggio dei loro beni al Demanio. Tra i tanti beni sequestrati anche la villa di Carmignanello nella valle del torrente Zambra.

La Villa era stata costruita nel 1610 dall’architetto Matteo Nigetti su incarico dei frati domenicani di Santa Maria Novella che l’avevano trasformata in un luogo di meditazione. La villa era nata sulla base della vecchia ‘casa da signore’ appartenuta ai Boninsegni. Faceva parte di un piccolo borgo nato in prossimità della Fonte Giallina, costituito da alcune case coloniche in alcuni casi aggregate a torri medioevali e dalla piccola chiesa romanica di San Bartolomeo con il caratteristico campanile a vela.

Nel 1816, in piena Restaurazione, il marchese Carlo Leopoldo Ginori acquistò la villa di Carmignanello insieme a cinque poderi limitrofi che furono uniti agli antichi possedimenti di Doccia. Due anni più tardi il marchese decise di creare un grande parco alle spalle della villa di Doccia. Per la realizzazione impiegò 52 dei suoi operai. Per evitare che le bestie allo stado brado che si trovavano sul monte Acuto potessero rovinare le giovani piante del Parco, fece costruire un muro di oltre tre chilometri che andò a perimetrale un’area di circa 45 ettari. All’interno del parco fu allestito un percorso viabile che permetteva ai mezzi dell’epoca di raggiungere la villa Carmignanello.

Spettacolare fu la realizzazione della via Piana che andò a intersecarsi perpendicolarmente con il seicentesco Viottolone. I due filari di alti cipressi costituirono un impianto scenografico stupendo soprattutto se pensiamo che all’epoca Morello era una montagna completamente brulla.

La villa di Carmignanello fu utilizzata dai Ginori soprattutto per le battute di caccia. Memorabile deve essere stata quella del 12 novembre 1881 visto che il senatore Pelli-Fabbroni, ospite del marche Carlo Benedetto Ginori, decise di lasciarne ricordo con uno scritto a matita sulla parete del salone. Ventuno lepri, secondo il ricordo del senatore, il bottino di caccia.

Dopo la vendita della Manifattura la cappella della villa-convento di Carmignanello divenne la sede la sede ideale per la traslazione delle salme dei Ginori (Carlo e Lorenzo) che avevano riposato nella cappella gentilizia di villa Le Corti. Sempre a Carmignanello trovarono ricovero anche i monumenti funebri in porcellana realizzati da Giuseppe Ettel su incarico di Francesca Ginori Lisci, vedova di Lorenzo.

Daniele Niccoli

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