25 ottobre 250 – Martirio di San Miniato

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San Miniato

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

25 ottobre 250 – Martirio di San Miniato

Ai tempi della città romana, immediatamente fuori dalla cinta muraria in direzione est esisteva un’ampia zona umida e malsana come dimostrano ancora oggi i nomi delle strade: via dell’Acqua, via Isola delle Stinche, via dell’Anguillara. Per risanare l’area, nel secondo secolo dopo Cristo, i romani pensarono di costruire proprio in quella zona un anfiteatro che poteva contenere fino a ventimila persone. L’antica presenza si può ancora oggi percepire grazie all’andamento curvo delle strade e dai nomi delle vie della zona: via Tòrta, via del Parlascio (dal latino perilasium che vuol dire girare intorno), e via delle Burella. Quest’ultime non erano altro che cunicoli sotterranei attraverso i quali le belve venivano introdotte nell’arena. Il loro nome deriva dal latino “Burius” cioè buio. Nel medioevo le burella diventarono le prime e poco ospitali carceri di Firenze.

Non era camminata di palagio
là v’eravam, ma natural burella
ch’avea mal suolo e di lume disagio (Dante Alighieri)

Nel 250 d.C. quando l’imperatore Decio ordinò la persecuzione di tutti i cristiani, l’anfiteatro divenne tristemente famoso per il martirio che molti di essi dovettero subire. Fra tutti spicca la figura di un eremita armeno che viveva sulla collina dove oggi sorge il Piazzale Michelangelo.

La leggenda vuole che l’eremita, una volta catturato, fosse portato nell’arena per essere sbranato dalle belve ma che queste svenissero al segno della croce. Poiché anche le fiamme di una fornace non riuscirono a procurare alcun danno all’armeno, un legionario prese una decisione che apparve esser definitiva, afferrò la spada e lo decapitò. Vista rotolare la testa i pagani trassero un sospiro di sollievo, ma fu solo un attimo; il santo, infatti, si rialzò, raccolose la testa e raggiunse il “suo” Monte, dove finalmente decise di morire.

Nel 1018 Arrigo II fece erigere sulla collina la basilica che ancora oggi porta il suo nome: San Miniato.
Nell’XI secolo con l’espansione della città e la costruzione di nuove mura, l’anfiteatro fu inglobato nella città stessa e su di esso furono costruite lussuose abitazioni appartenute ai Peruzzi, ricchi banchieri che fallirono quando nel 1343 Edoardo III di Inghilterra si rifiutò di rimborsare i prestiti ottenuti per finanziare le sue guerre.

Io dirò cosa incredibile e vera:
nel picciol cerchio s’entrava per porta
che si nomava da quei della Pera (Dante Alighieri)

Daniele Niccoli

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