3 novembre 1968  – L’unica sconfitta della Fiorentina tricolore

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Fiorentina

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

3 novembre 1968  – L’unica sconfitta della Fiorentina tricolore

 Dopo una serie di campionati finiti tra il quarto e il quinto posto la Fiorentina iniziò il torneo 1968-69 sotto cattivi auspici. Il presidente, Nello Baglini era alle prese con il risanamento economico della società e fu così costretto a cedere tre titolari  che sembravano inamovibili: il portiere della nazionale Enrico Albertosi, sostituito dal panchinaro Superchi, il mediano futuro vice-campione del Mondo, Mario Bertini e il “nuovo Di Stefano” alias Mario Brugnera. In contro partita era arrivato solo Francesco Rizzo, un discreto centrocampista, ma niente di più.

In compenso Amarildo aveva fatto le bizze per tutta l’estate e solo dopo una lunga trattativa era tornato dal Brasile. Alla fine dell’anno precedente era stato allontanato anche l’amatissimo mister Chiappella, vecchio capitano del primo scudetto. La sua sostituzione con Bruno Pesaola, secondo l’anno precedente con il Napoli, non aveva rasserenato i tifosi che per qualche tempo avevano sognato di vedere sulla panchina viola addirittura il “mago” Helenio Herrera. Il Petisso, questo il soprannome del nuovo allenatore, era noto per i suoi proclami trionfalistici e, nonostante la situazione, non mancò di lanciarne uno anche a Firenze:

Signori, ho capito una cosa: se con questa squadra noi non vinciamo lo scudetto divento frate. Frate trappista, sapete, i frati che fanno più penitenze degli altri                                                                                       (Bruno Pesaola)

Con queste premesse e dopo due vittorie e due pareggi, la Fiorentina, il 3 novembre 1968 si presentò di fronte al proprio pubblico per affrontare il Bologna che, in quegli anni, non faceva più tremare il mondo. I tifosi si aspettavano una vittoria rotonda nel derby dell’Appennino e invece fu una sonora sconfitta per 1-3. In tribuna si registrarono grandi contestazioni, ma, come qualche volta accade, il grave capitombolo, invece che affossare la squadra, ne stimolò il risveglio. Da quel momento fu un crescendo sensazionale fino all’apoteosi che si registrò l’11 maggio 1969 sul campo dell’odiata Juventus. Vittoria in trasferta per due a zero (gol di Chiarugi e Maraschi) e scudetto festeggiato a Torino. Il massimo per un tifoso viola. Per la seconda volta la bandiera della Fiorentina fu issata sulla torre di Arnolfo per festeggiare una squadra che comunque sarebbe rimasta

Di Firenze vanto e gloria (Narciso Parigi)

Questa la formazione Campione d’Italia 1968-69:

Superchi, Rogora, Mancin, Esposito, Brizi, Ferrante, Rizzo, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo (Chiarugi)

Daniele Niccoli

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