30 marzo 1336 – Incontro tra Boccaccio e Fiammetta

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

30 marzo 1336 – Incontro tra Boccaccio e Fiammetta

Il sabato di Pasqua del 1336 durante una funzione religiosa nella Chiesa di San Lorenzo a Napoli, Boccaccio incontrò la donna che immortalerà nelle sue opere
giovanili con il nome di Fiammetta. Probabilmente si trattava di Maria dei conti d’Aquino, possibile figlia naturale del re Roberto d’Angiò. A differenza di Beatrice e Laura, le altre donne della letteratura medioevale, Fiammetta, pare che abbia concesso i suoi favori al poeta toscano che la amò, ricambiato, per circa tre anni. La storia si concluse per volontà di lei che lasciò il Boccaccio in uno stato di prostrazione tipico degli amanti non corrisposti.

A un certo punto l’uomo deve pigliare la sua decisione.
E io ho desciso. Gli ho detto: lasciami!
Maria m’ha lasciato, ma l’ho deciso io   (Francesco Nuti)

Boccaccio esaltò per la prima volta quell’amore nel Filocolo, un romanzo i cui due fanciulli crescono insieme e da grandi si innamorano dopo avere letto l’ Ars amandi di Ovidio:

i lucenti occhi della bella donna scintillando
gurdarono ne’ miei con aguta luce
per la quale luce una focosa saetta, d’oro al mio parere,
vidi venire, e quella per li miei occhi passando, percosse
sì forte il cuore…
e in esso entrata, v’accese una fiamma,
secondo il mio avviso inestinguibile   (Giovanni Boccaccio)

Qualche anno più tardi Boccaccio dedicò a Fiammetta la poesia Amorosa Visione, un virtuosismo artistico in cui le lettere iniziali delle terzine e dei versi finali di ciascun canto formano un acrostico con cui si riproducono i tre sonetti che introducono il poema dedicato a Fiammetta. In totale 1502 lettere.

Cara Fiamma, per cui ‘l core ò caldo,
que’ che vi manda questa Visione
Giovanni è di Boccaccio da Certaldo   (Giovanni Boccaccio)

Molto probabilmente invece non erano diretti a lei alcuni dei versi della Teseide ma, visto che quello per Fiammetta fu un amore anche fisico, non ci dispiace immaginarlo:

pomi vaghi per mostranza tondi
che per durezza avean cobbattimento
sempre pontando in fuor, col vestimento   (Giovanni Boccaccio)

Daniele Niccoli
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