5 agosto 1251 – I Ghibellini cacciati da Firenze

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Firenze 365

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri.

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

5 agosto 1251 – I ghibellini cacciati da Firenze

Il 30 gennaio 1249 le truppe imperiali guidate dal figlio naturale di Federico II, il principe di Antiochia, cacciarono i guelfi da Firenze dando luogo al primo esodo di massa. Fu questo un episodio che si ripeté molte volte negli anni successivi. Per dirla con Dante, fu da allora che i fiorentini cominciarono a sentire in maniera alternata

………………………….come sa di sale
lo pane altrui e come è duro calle
lo scendere e ‘ l salir per l’altrui scale (Dante Alighieri)

Già nel 1250 la supremazia ghibellina fu messa in discussione da un’insurrezione popolare che sollevò dal loro incarico tutte le autorità cittadine. Venne a formarsi il cosiddetto Governo del Primo Popolo caratterizzato da un’equilibrata distanza fra i due partiti contendenti e per questo preso ad esempio dalla generazione di Dante. Durante questo periodo la città fu divisa in sestieri: San Piero a Scheraggio, Borgo, San Bancrazio, Duomo, San Piero e Oltrarno.

Guelfi e Ghibellini riuscirono a convivere all’interno della mura cittadine solo per alcuni mesi. Quando i sostenitori dell’Imperatore, nell’estate del 1251, si rifiutarono di marciare contro la ghibellina Pistoia, furono a loro volta cacciati dalla città. Si rifugiarono a Siena, Poggibonsi e presso i Conti Guidi assumendo come vessillo quello di Firenze: giglio bianco in campo rosso. La città si trovò allora costretta a cambiare le sue insegne: mise il giglio rosso in campo bianco e da allora non l’ha più cambiato.

Bianco o rosso che sia, il giglio di Firenze è l’unico, nell’araldica toscana, dotato di pistillo, cioè dell’organo riproduttore, a testimoniare come solo Firenze avesse la facoltà di creare nuove città.

L’esilio dei Ghibellini durò poco più di un anno. Seguì un periodo di Governo del Popolo segnato dalla pace, dalla convivenza pacifica e dallo sviluppo dell’economia cittadina. Il fuoco però covava sotto la cenere. Con le vittorie di Manfredi, l’ultimo sovrano svevo del Regno di Sicilia, i ghibellini rialzarono la testa. A Firenze si mossero in maniera precipitosa e vennero di nuovo cacciati, ma ormai erano maturi i tempi per lo scontro. Montaperti era dietro l’angolo.

Vid’io Fiorenza in sì fatto riposo,
che non avea cagione onde piangesse.
Con queste genti vid’io glorioso
e giusto il popol suo, tanto che ‘l giglio
non era ad asta mai posto a ritroso
né per division fatto vermiglio (Dante Alighieri)

DANIELE NICCOLI
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