CAI Sesto: “Convegni e seminari, ma degrado nella Piana da oltre 20 anni”

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Rifiuti

Sta facendo discutere la proposta di Insieme Cambiamo Sesto-Per Sesto Bene Comune: l‘istituzione di una commissione consiliare straordinaria per definire il futuro della Piana fiorentina.

Il Club Alpino Italiano di Sesto Fiorentino ha replicato duramente alla coalizione guidata da Maurizio Quercioli. Stefano Rolle, consigliere del CAI, ci ha inviato alcuni articoli scritti da Riccardo Paoletti, socio del Club, nonché presidente di Legambiente Sesto, nel 1997, anno in cui Rolle era direttore del periodico “Il Rompistinchi“. Nei pezzi viene evidenziato il degrado presente nella Piana. “La sintesi è che, tra convegni, seminari, conferenze, incontri, briefing, meeting e commissioni, sono passati oltre vent’anni“, afferma Rolle.

LE RAGIONI DI UN IMPEGNO

Il Circolo Legambiente è nato nella nostra città da circa 2 anni ed ha sede presso la Polisortiva Sestese, in piazza 4 Novembre. Il Circolo si è impegnato e si impegna su tematiche ambientali, di difesa del territorio, riciclaggio rifiuti, conoscenza dell’ambiente che ci circonda, iniziative di volontariato ambientale, ecc.

Uno delle tematiche su cui il Circolo  Legambiente ha posto particolarmente l’accento riguarda la Piana di Sesto, sulla quale, con impegno e costanza, forse non sempre con i risultati attesi, abbiamo messo in campo risorse ed idee nel tentativo di farla conoscere ed apprezzare, per fare in modo che le previsioni di tutela contenute nel vigente  Piano Regolatore (“Parco della Piana”) venissero attuate.

Ci siamo così impegnati perché pensiamo che la Piana di Sesto sia uno degli elementi a rischio della nostra città e soprattutto perché crediamo che con l’attuazione delle previsioni del PRG vigente, la nostra città abbia raggiunto il limite al proprio sviluppo edificativo, e che questo limite sia ben definito da due realtà: Monte Morello – lato monte –  e la Piana – lato valle.

Il territorio di Monte Morello mi sembra sia ormai al riparo da interventi di tipo stravolgente; la variante di PRG per le Zone Collinari ne definisce la salvaguardia e ne individua, fino ad adesso solo sulla carta, il parco. Comunque, oltre a questo, noi confidiamo soprattutto nella  sensibilità dei sestesi, che il C.A.I. ha, negli anni, così tanto contribuito a far crescere.

Sulla Piana, invece, credo ci si debba impegnare di più tutti, sia per far decollare gli interventi di tutela, sia soprattutto per far crescere la coscienza della popolazione verso questa importantissima risorsa ambientale del nostro territorio. La caduta di questo impegno, rivolto alla tutela della Piana, provocherebbe, a nostro avviso, la scomparsa, lenta ma inesorabile, anche di questa zona fino ad oggi libera da insediamenti, ma soprattutto comporterebbe il rafforzamento dell’idea, purtroppo già abbastanza presente nella cittadinanza, che identifica la Piana come luogo definitivamente degradato e senza più speranza (ricordiamoci che i vecchi Sestesi dicevano ed ancora dicono «vado al sudicio!» per dire che si va nella piana, individuata unicamente come luogo della discarica di Case Passerini).

È appunto perché sentiamo, personalmente e come associazione, così tanto la necessità di impegnarsi e di allargare tale impegno a quante più persone possibili, che ho accolto con grande piacere l’invito rivoltomi dal Rompistinchiper una serie di articoli sulla Piana allo scopo di far conoscere questa importante risorsa del nostro territorio ai tanti iscritti del CAI di Sesto“.

STORIA DELLA PIANA

La storia della Piana non può che essere caratterizzata dal rapporto fra il territorio e l’acqua unitamente alle opere fatte dall’uomo per regolarne il suo deflusso dal monte alla valle.

I più antichi insediamenti di cui vi è traccia risalgono al periodo paleo-etrusco; è con i Romani però che si ha una gestione della pianura a fini agricoli con il riordino idraulico del territorio, finalizzato al contenimento delle inondazioni, e con la creazione di un sistema viario, atto a  permettere una facile penetrazione nelle zone da coltivare.

Prima di tale interventi la piana doveva essere caratterizzata da estese paludi intervallate dai corsi dei vari torrenti che scendevano dalle pendici di Monte Morello.

Degli interventi romani troviamo traccia soprattutto nella zona pedemontana (zona università, Padule, ecc.).

La Piana venne completamente abbandonata durante il Medio Evo.

Di interventi idraulici destinati ad incrementare l’utilizzazione agricola si riparla nel XVI secolo. Durante il dominio dei Medici (Cosimo I) viene realizzato il Canale Macinante per fornire acqua ai mulini del Barco, di Petriolo e di San Mauro a Signa, mentre la gran parte dei terreni pianeggianti rimase paludosa.

Nel 1800 la piana compresa fra Monte Morello, l’Arno, il Bisenzio ed il Terzolle venne delimitata da argini naturali ed artificiali e caratterizzata da una serie di canali e fossi creati senza una precisa regola nei quali confluivano indifferentemente le acque discendenti dalla montagna e le acque di scolo della pianura.

Nel 1929 nasce il Consorzio di Bonifica della Piana di Sesto Fiorentino, che dava incarico all’ing. Manfredi De Horatiis di redigere il piano generale di bonifica del territorio consortile.

Il piano definiva lo stato attuale della piana con la creazione della divisione delle acque fra acque alte ed acque basse. I corsi d’acqua naturali provenienti da Monte Morello furono convogliati nei due canali di Cinta Orientale ed Occidentale che facevano confluire le acque nel Fosso Reale e poi nel Bisenzio (accesso detto delle Porte Vinciane, la struttura che regolava le piene). Il reticolo delle acque basse (canali) fu fatto confluire, attraverso un unico canale collettore delle acque basse, nel Bisenzio.

Attualmente sono previsti alcuni adeguamenti di tali opere per la mutata realtà territoriale.

Purtroppo, se la storia della piana è così caratterizzata dall’acqua, si deve  riconoscere che quella presente nei vari fossi che la attraversano ha livelli d’inquinamento estremi, tali da far apparire alcuni essi, e sicuramente tutti i canali collettori (Canale di Cinta Occidentale, Orientale e Canale Macinante), come vere e proprie fogne a cielo aperto.

D’altra parte non si vede come potrebbe essere altrimenti visto che Firenze, unitamente al suo comprensorio, è ancora una delle poche città italiane medio grandi prive di depuratore. Quest’ultimo, previsto a San Colombano, doveva essere già ultimato da qualche anno, ma purtroppo è ancora in costruzione. Speriamo almeno di vederlo finito e soprattutto funzionante. Forse allora nei canali della piana potrebbero ricomparire le anguille e le carpe, già presenti qualche decina di anni fa (così racconta ancora qualche vecchio sestese!)”.

COME SI GIUNGE ALLE SCELTE ATTUALI (1997, ndr) PER LA PIANA

Delle scelte attuali per la piana si comincia a parlare già in sede di P.R.G. di Sesto Fiorentino del 1972 (prima ipotesi di Parco della Piana).

Quella del Parco della Piana diventa la scelta, in quegli anni, per un folto gruppo di urbanisti, fra cui Giovanni Astengo che, nel Convegno sullo stato dell’Ambiente a Sesto Fiorentino del 1988, vede la Piana come uno «straordinario parco metropolitano attestato per due lati sulle autostrade A1 e A11 e per due lati sui bordi edificati di Firenze e Sesto».

Queste previsioni non si concretizzano ma si assiste a una serie di interventi che progressivamente, anche attraverso  varianti di P.R.G., riducono la parte di piana destinata al parco. Mi riferisco a opere quali l’allungamento della pista aeroportuale, gli insediamenti universitari, l’ampliamento della discarica di Case Passerini e la costruzione dell’Impianto di Selezione e Compostaggio, l’insediamento ferroviario dell’Osmannoro che prevedeva in un primo momento l’interramento degli stagni di Gaine, il recente spostamento della barriera autostradale.

Si ridimensiona quindi in questi anni il territorio rimasto libero della piana. Ma non solo questo: forse il danno più grosso, prodotto in quegli anni, è che si sia progressivamente ridotta, di pari passo con il territorio, anche la speranza dei cittadini di vedere concretizzata l’ipotesi del Parco, e che tali ipotesi siano destinate a rimanere sulla carta.

Nel 1990 il Consiglio Regionale Toscano asserisce come il Parco della Piana sia una delle previsioni più rilevanti dello “Schema Strutturale dell’Area Metropolitana Firenze-Prato-Pistoia” e che, in ragione di ciò,  tale Parco venga definito attraverso un apposito “Progetto Direttore” predisposto dalle Regione stessa in collaborazione con gli enti interessati.

Nel 1991, nel convegno di Villa Montalve a Campi Bisenzio, la Regione presentò i primi studi e proposte per la formazione del Progetto Direttore del Parco. Le proposte presentate andavano nel segno di una saturazione dell’area con insediamenti sportivi di grosso impatto ambientale (centro natatorio, centro polisportivo, centro ippico, centro di tiro, ecc.). Tali proposte, fortunatamente,  non trovarono grande accoglienza fra gli enti interessati. Dimostrazione di questo è il fatto che dal 1991 non si è più sentito parlare di Progetto Direttore e tutto è rimasto fermo alle belle dichiarazioni di intenti (tutti sono per la salvaguardia della Piana) e niente si è concretizzato sul fronte della tutela.

Ma non è che la situazione presente nella piana si sia bloccata in attesa delle scelte, anzi! È stato tutto un proliferare di insediamenti (baracche, recinzioni, depositi, ecc), in massima parte abusivi, che a poco a poco sono riusciti a caratterizzare con la loro presenza il degrado della Piana”.

SITUAZIONE ATTUALE (1997, ndr)

Ed eccoci arrivati all’oggi. Che cosa c’è oggi nella Piana, a parte il degrado ambientale dato dai fossi che sono diventate fogne e dagli insediamenti abusivi presenti?

Ci sono realtà interessanti e comunque meritevoli di essere conosciute ma soprattutto ci sono una serie di ipotesi concrete di salvaguardia.

Ma vediamo in sintesi di cosa si tratta.

In primo luogo sono da ricordare, con senso di gratitudine, i gruppi di cacciatori che, al fine dell’esercizio della passione venatoria, hanno mantenuto negli anni, e reso vere e proprie oasi naturalistiche, i laghi di caccia presenti nella Piana. Merita menzionare a tale proposito, il Lago di Case Nuove, a sud dell’abitato di Padule, e il Lago dell’Aeroporto, situato a margine della zona universitaria. Nel periodo di chiusura della caccia (da febbraio a agosto) i laghi sono visitabili, ed è sicuramente una bella esperienza osservare le innumerevoli specie di uccelli che si fermano nella piana di Sesto (fra cui l’Airone Cinerino e il Cavaliere d’Italia). Per chi desiderasse in proposito maggiori informazioni, può telefonare a: Borchi, tel. 4405XX e Ferrari, tel 4435XX.

C’è poi il Circolo Legambiente, di cui sono presidente, che, avendo fatto della salvaguardia della Piana o almeno di ciò che ne resta il suo impegno primario, organizza regolarmente visite guidate a questa parte del territorio sestese (l’ultima si è svolta domenica 23 febbraio). Per informazioni sulle date delle prossime visite: Riccardo Paoletti, tel. 42008XX e Giovanna Di Pasquale, tel. 421777XX. E a settembre, più precisamente domenica 21, parteciperemo all’iniziativa internazionale “Puliamo il Mondo” che, per il terzo anno consecutivo, ci vedrà impegnati nella  Piana.

Sempre a cura del Circolo Legambiente è stato segnalato un percorso ciclabile (visionabile sulla piantina) con cui percorrere tutta la parte di Piana fra via dell’Osmannoro e l’autostrada del Sole, utilizzando in massima parte strade vicinali libere da traffico veicolare.

Questo è l’oggi. E per il futuro sono in cantiere diverse iniziative ed impegni interessanti. Ad esempio, prossimamente i laghi di Focognano, situati nel comune di Campi nelle immediate vicinanze di Case Passerini, verranno gestiti dal WWF mentre un’altro laghetto, situato nel comune di Sesto, verrà preso in gestione dalla LIPU.

Ma, cosa più importante di tutte, è la voglia di passare dai discorsi ai fatti che ha caratterizzato l’attuale Amministrazione comunale di Sesto, la quale, bypassando l’inerzia dell’organismo deputato (Regione Toscana,) si accinge a concretizzare il sogno di vedere la realizzazione del primo pezzetto di Parco della Piana. Il Comune di Sesto, infatti, ha acquistato cinque ettari di terreno nella piana, intorno all’area di Case Nuove, per costituire un “laboratorio sperimentale” per il futuro Parco. Sarà, sostiene l’assessore Rubellini, uno spazio usufruibile dai cittadini, che potranno circolare su percorsi studiati per osservare la fauna e la flora presente e che servirà per sperimentare tutte le soluzioni riguardo le specie arboree che troveranno posto nel Parco della Piana. Il progetto di tale “parco studio” è stato presentato in forma ufficiale a Villa S. Lorenzo il 5 aprile scorso ed in autunno dovrebbero iniziare i lavori per la realizzazione di quanto presentato. Termine previsto primavera 1998!

Speriamo ardentemente che questi siano solo i primi passi per un futuro più positivo rispetto al passato!

Con questo augurio e con la speranza di avervi fatto venire voglia di scoprire  e conoscere questa parte importante del nostro territorio, vi saluto certo di aver trovato altri compagni di strada che si impegneranno per la salvaguardia della Piana”.

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