“Sfogliando vecchi giornali”: tagliare gli alberi faceva discutere anche 40 anni fa

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Ritaglio di giornale

Niente di nuovo sotto il sole per dirla con la Bibbia (Ecclesiaste 1,10).
Di alberi e del loro taglio si parlava anche 40 anni fa. Lo dimostra questo articolo de La Nazione del 3 settembre 1980.

Intendiamoci bene: in questo caso il motivo del contendere non è il verde pubblico, ma un giardino privato evidentemente ricco di alberi, ma, se è vero che “il verde privato e pubblico è indispensabile e chi lo distrugge commette un danno”, come sostiene la proprietaria di quel giardino, le due questioni almeno si assomigliano.

In pratica il giardino della signora avrebbe dovuto far spazio a strutture che rientravano nel progetto del Campo Sportivo di Piazza Bagnolet

Il sindaco di allora, Elio Marini, fornì questa spiegazione: “Non si può modificare il Piano Regolatore per favorire un privato, e non mi sembrerebbe giusto neanche nei confronti dei vecchi proprietari che hanno venduto o svenduto la proprietà proprio a causa di questo vincolo”

Quel Piano Regolatore prevedeva, tra le altre cose, la sistemazione del Campo Sportivo. Struttura che, anche grazie a quell’intervento, oggi consideriamo all’avanguardia e che viene quotidianamente frequentata da centinaia di sestesi e non.

Ma cosa sarebbe successo se fossero esistiti i social? Si sarebbero scatenati i cosiddetti leoni da tastiera?

Non conoscendone i contorni non entro certo nel merito della questione, ma la vicenda mi impone una riflessione su come sia cambiato il nostro approccio alla politica. La nostra considerazione della gestione della Cosa Pubblica.

Comitati, raccolte di firme, lamentele e interessi privati non sono mai mancati. Le dispute politiche una volta erano anche più accese, ma difficilmente veniva meno il senso civico. C’erano (o almeno credo ci fossero) più rispetto per le competenze e meno richiami alla democrazia diretta che, ricordo, non è la forma legislativa prevista dal nostro ordinamento.

Oggi pensiamo di essere esperti di tutto. Troppo spesso pubblicando una foto di qualche area cassonetti pensiamo di esaurire il nostro dovere di cittadini. Non ascoltiamo, non partecipiamo, non ci sforziamo a capire. In compenso siamo bravissimi a postare, a commentare, a offendere.

Lo so, sto scrivendo queste cose su un sito web e poi l’articolo sarà girato sui social. Rischio di contraddirmi, ma non si può rimanere ancorati ai mezzi di comunicazione di una volta. Sostengo solo che informazione, politica e anche il nostro quotidiano lavoro possano essere svolti con educazione, rispetto delle regole e coinvolgimento oltre che con passione.

La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche un volo di un moscone.
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione                                               (Giorgio Gaber)

 

DANIELE NICCOLI

 

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