26 ottobre 1890 – Muore Carlo Lorenzini

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Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

SESTO GIORNO PER GIORNO

26 ottobre 1890 – Muore Carlo Lorenzini

Pur essendo nato a Firenze il 26 novembre 1826, in via Taddea, Carlo Lorenzini può essere considerato uno dei più illustri cittadini sestesi visto che visse per molti anni a Sesto nella seconda parte della sua vita.

Nato di umili origini (come direbbe il professor Alfeo Sassaroli di Amici Miei), Lorenzini riuscì a studiare grazie all’aiuto della famiglia Ginori presso la quale lavoravano, come cuoco e domestica, il padre e la madre.

Iniziò fin da giovane a scrivere su giornali quali L’Opinione, Il Nazionale, e la Gazzetta d’Italia. Fondò anche un giornale satirico, il Lampione che però fu censurato in tempi brevi. Fu un fervente mazziniano e partecipò sia alla prima che alla seconda guerra d’Indipendenza.

Rimase però sostanzialmente deluso dalla svolta monarchica e, successivamente, dai danni prodotti dal trasferimento della Capitale a Firenze. Da questa delusione derivarono alcuni articolo sarcastici che anticipavano lo stile del Pinocchio:

“L’Italia politica generò Roma e i romani, i quali essendo bella e muscolosa gente, furono rapiti dalle Sabine … insieme diedero vita a quella Roma repubblicana, che per mantenersi fedele ai suoi princìpi, generò l’Impero….e i malanni d’Italia generarono il Conte di Cavour, il quale a Plombiers generò l’Italia nuova, e l’Italia nuova generò il bisogno di capitale a Roma, facendo tappa a Firenze

Negli ultimi anni di vita, quelli vissuti a Sesto, abbandonò le vicende politiche e si dedicò alla narrativa per l’infanzia riscuotendo un discreto successo con i Racconti delle fate, Giannettino e Minuzzolo.

La svolta arrivò nel 1881 con la pubblicazione di Pinocchio-Le avventure di un burattino, la favola che lo ha reso famoso in tutto il mondo e che rappresenta un po’ la metafora della sua vita: così come il burattino Pinocchio trasgressivo e contro ogni regola si trasforma in un bambino educato e rassicurante, così il Lorenzini, mazziniano rivoluzionario e sarcastico finisce miseramente (il 26 ottobre 1890) corroso dai vizi di una Firenze delusa dalla breve esperienza di Capitale.

Così ricorda l’evento Enrico Giusti decoratore della Manifattura Ginori nei sui Lunari, brevi appunti in cui vengono raccontate le cose che a lui apparivano importanti e che a noi ora restituiscono qualche immagine di un mondo scomparso:

“Stasera, circa le 11 moriva in Firenze di un colpo apopletico il sig. Carlo Lorenzini, fratello del direttore della Manifattura”

Daniele Niccoli

 

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