6 aprile 1954 – Operai in bicicletta

0
426
Lavoratori Ginori

Sesto giorno per giorno la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro Sesto una bella storia.

Fatti e date che caratterizzano la storia e la cronaca della città di Sesto.

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

La casa sul confine dei ricordi,
la stessa sempre, come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l’anima che hai (Francesco Guccini)

Sesto giorno per giorno

6 aprile 1954 – Operai in bicicletta

 

Gli anni ’50 a Sesto Fiorentino furono caratterizzati da un lungo conflitto sindacale fra la proprietà della Richard-Ginori e le sue maestranze. Presunte difficoltà economiche indussero i dirigenti della Manifattura Ginori a intraprendere una politica di licenziamenti cui gli operai si opposero con proteste che assunsero anche forme plateali. Fra tutte, la più spettacolare fu senz’altro, quella decisa nell’aprile del 1954. Il 6 aprile, 71 operai, con Mario Menicacci come capo carovana, partirono in bicicletta alla volta di Milano, sede degli uffici della Richard-Ginori.

 Visto che il padrone non viene da noi, andremo noi da lui

Sulla schiena gli operai, portavano un panno bianco su cui c’era scritto:

Licenziato dalla Richard-Ginori di Doccia-Firenze

 Gli improvvisati ciclisti furono scortati da un camioncino con a bordo il meccanico e i pezzi di ricambio delle biciclette offerti da Alfredo Martini e Gino Bartali. Ricevettero attestati di solidarietà lungo tutto il percorso e furono ospitati nelle case degli operai dell’Emilia e della Lombardia. Giunsero a Milano il 13 aprile e ottennero la possibilità di parlare con un alto dirigente della Manifattura. Allo stesso modo e con lo stesso pettorale, nel luglio successivo altri 90 ciclisti operai si recarono a Roma per consegnare in Parlamento le firme raccolte affinché la Ginori, sull’esempio della Pignone, potesse diventare un’azienda pubblica. Questa volta però la manifestazione fu ostacolata con ogni mezzo dalle forze dell’ordine.

La polizia romana agli ordini di Scelba (il democristiano Mario Scelba, ndr) ha commesso un nuovo, inqualificabile sopruso, bloccando alle porte della capitale la colonna degli ottanta operai di Doccia e sequestrando loro le biciclette. Nessuna giustificazione dell’arbitrario provvedimento è stata data (…) Dopo il sequestro, agli operai, malgrado il loro fermo atteggiamento di protesta, si faceva persino divieto di proseguire a piedi, incolonnati (…) Il governo non potrà impedire che le 50.000 firme, primo atto necessario per cedere all’esproprio dello stabilimento di Doccia che i padroni tengono inattivo da quasi cinque mesi, possano essere presentate in Parlamento (La Nazione)

Le trattative proseguirono con fasi alterne fino al 1956 anno in cui si chiuse drammaticamente, per molte famiglie, la fase dei licenziamenti. Trent’anni dopo lo Stato Italiano riconobbe a 668 operai lo status di licenziati per motivi politici in base alla legge 36 del 1974. Ricevettero la liquidazione, la pensione e il riconoscimento della verità: i licenziamenti degli anni ’50 avevano avuto come unico scopo l’espulsione dei lavoratori sindacalizzati.

Niccoli Daniele

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO