9 febbraio 1528 – Gesù Cristo re di Firenze

0
471
Cosimo I a cavallo
TuttoSesto

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

9 febbraio 1528 – Gesù Cristo re di Firenze

 

In seguito alla seconda cacciata dei Medici il governo di Firenze fu affidato a Niccolò Capponi, figlio di quel Piero che una trentina d’anni prima aveva tenuto testa a Carlo VIII. Niccolò fu eletto gonfaloniere per due anni consecutivi anche perché occupava una posizione centrale nel quadro politico fiorentino.

La sua candidatura era contemporaneamente considerata accettabile dai Palleschi per i rapporti che l’avevano a lungo unito alla famiglia Medici, dagli Arrabbiati perché lo consideravano una persona sinceramente repubblicana, e dai Piagnoni per la sua propensione alla pietà e all’ascetismo.

Capponi ispirò la sua politica estera al confronto sia con Papa Clemente VII sia con Carlo V, ma il fervore dei suoi concittadini lo portò ad applicare una politica di armamenti necessaria a sopportare il prevedibile attacco delle truppe dell’imperatore asburgico.

Per quanto riguarda la politica interna ebbe la necessità di creare un fronte compatto e fortemente patriottico e per questo, accettò alcuni degli aspetti più stravaganti del programma piagnone come l’inasprimento delle leggi suntuarie (che regolavano ad esempio la moda e l’ostentazione del lusso), le restrizioni contro gli ebrei fino ad arrivare, con il Consiglio 9 febbraio 1928, alla ripetizione della spettacolare cerimonia savonaroliana della proclamazione di Cristo re di Firenze.

L’evento, nelle intenzione dei Piagnoni, doveva essere ricordato in eterno e perciò fu stabilito di scriverlo direttamente sulla porta del Palazzo della Signoria. La frase, che è stata sostanzialmente modificata da Cosimo I qualche anno più tardi, doveva recitare più o meno così.

 

Iesus Christus rex florentini populi S.P. decreto electus

 

La liberazione del Papa la e sconfitta degli alleati francesi ad Aversa da parte di Carlo V, indussero Niccolò Capponi alla ricerca di un difficile accordo con il sovrano spagnolo e con il  Papa che invece si stavano accordando per la restaurazione del potere mediceo a Firenze.

A causa di queste manovre diplomatiche Capponi fu accusato di tradimento, ma l’accusa infamante cadde anche grazie ad una memorabile orazione che egli stesso recitò in sua discolpa. Il patriottismo di Capponi non fu più messo in discussione ciò nonostante la sua carriera politica volse verso il declino. Fece parte dell’ultima ambasceria presso Carlo V, ma riuscì solo ad ascoltare il suo ultimatum: Firenze non aveva scelta, o si arrendeva o sarebbe stata assediata e sconfitta. La morte colse Capponi a Castelnuovo Garfagnana mentre si trovava sulla strada di ritorno e gli evitò di assistere alla definitiva capitolazione della Repubblica.

DANIELE NICCOLI

 

 

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO