29 maggio 1529 – Pace fra Clemente VII e Carlo V

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Firenze 365

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

29 maggio 1529 – Pace fra Clemente VII e Carlo V

Giulio de’ Medici era il figlio illegittimo di Giuliano de’Medici e di Fioretta Gorini, figlia del carrozzaio di casa Medici. Nacque circa un mese dopo l’uccisone del padre nella congiura de’Pazzi. Nel 1513 fu nominato arcivescovo di Firenze dal cugino papa Leone X.

Con questa carica governò Firenze dal 1519, fino al 1523, anno in cui, anche grazie all’alleanza con Carlo V, venne eletto Papa con il nome di Clemente VII.

Pensando di porre un argine allo strapotere spagnolo in Italia e cercando di salvaguardare lo Stato Pontificio e Firenze dalle mire espansionistiche del monarca spagnolo, nel 1526, il Papa, decise di rompere la tradizionale alleanza con gli spagnoli per legarsi alla Francia di Francesco I di Valois e a Venezia nella lega di Cognac.

La scelta si rivelò quanto mai inopportuna. Gli eserciti della lega furono ripetutamente sconfitti lasciando aperta la via per Roma alle truppe di Carlo III di Borbone e ai lanzichenecchi di Georg Von Frundsberg.

Durante l’attacco alle mura della città eterna un gruppo di difensori, tra cui Benvenuto Cellini, uccise con un colpo di archibugio Carlo III di Borbone, ma fu un fuoco di paglia. I lanzichenecchi vinsero le difese organizzate dal papa e saccheggiarono Roma.

La popolazione dovette subire angherie inenarrabili per circa un anno. I mercenari, quasi tutti di fede protestante, si ritirarono nel febbraio del 1528 solo perché ormai decimati dalla peste.

Clemente VII, seppur tardivamente, riuscì a volgere a proprio vantaggio la situazione. Il 29 maggio 1529 concluse la pace con Carlo V accettando di incoronarlo Imperatore. In cambio ottenne l’indipendenza dello Stato Pontificio che torno ad avere i possedimenti di Ravenna, Cervia, Modena, Reggio e Rubiera. In più si assicurò l’aiuto necessario per ristabilire l’autorità dei Medici a Firenze.

Furono necessari dieci mesi di assedio, ma alla fine la Repubblica dovette cedere. Il nuovo signore di Firenze fu Alessandro de’ Medici detto anche il Moro per la sua carnagione scura. Si trattava del figlio naturale dello stesso Clemente VII e di una serva di colore, Simonetta da Collevecchio, anche se, per motivi di opportunità, la paternità di Alessandro fu attribuita a Lorenzo II de’ Medici, duca di Urbino morto nel 1519.

Il rapporto di Clemente VII con i sovrani dell’epoca continuò ad essere sfortunato. Aveva appena ottenuto un precario equilibrio con Carlo V quando Enrico VIII, re d’Inghilterra, chiese l’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona, zia dell’Imperatore. Il Papa si oppose al provvedimento, ma procurò un ulteriore scisma, quello con la Chiesa Anglicana di cui lo stesso Enrico VIII si dichiarò capo supremo. Il re d’Inghilterra così riuscì a sposare Anna Bolena e ad avere un erede maschio, Edoardo, che divenne il primo re d’Inghilterra protestante.

Daniele Niccoli

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