14 ottobre 1529 – Inizia l’assedio di Firenze

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

14 ottobre 1529 – Inizia l’assedio di Firenze

Durante il sacco di Roma, papa Clemente VII, figlio illegittimo di Giuliano de’ Medici fu imprigionato dai Lanzichenecchi in Castel Sant’Angelo. La sua cattiva sorte ebbe ripercussioni anche a Firenze che al tempo era guidata da Ippolito de’ Medici cugino del Papa e, di fatto, reggente in sua vece. La situazione politica fiorentina era instabile. Freschi erano ancora i ricordi della Repubblica teocratica del Savonarola e tanti che ambivano a togliere il potere ai Medici.

Le notizie provenienti da Roma furono sufficienti a determinare la rivolta popolare e la seconda cacciata dei Medici da Firenze. Fu proclamata la Repubblica e, nuovo gonfaloniere, dichiarò Cristo re della città.

Quando, dopo circa un anno, i Lanzichenecchi lasciarono finalmente una Roma completamente devastata, Clemente VII fece di tutto per riconciliarsi con il re di Spagna, Carlo V che si era sentito tradito dalle pulsioni francofone del Papa e aveva facilitato la discesa in Italia delle truppe tedesche protestanti.

Il 22 febbraio del 1530 nella cattedrale di San Petronio a Bologna, Clemente VII proclamò Carlo V imperatore del Sacro Romano Impero, ma intanto il potere mediceo a Firenze andava ristabilendosi. Nell’autunno del 1529, infatti, le truppe imperiali avevano assediato la città con l’intento di riconsegnarle ai Medici.

Dopo sei mesi, in segno di spregio nei confronti delle milizie nemiche dislocate sulle colline circostanti la città, i fiorentini, seppure stremati dalla fame, decisero di non rinunciare ai festeggiamenti del Carnevale. Un gruppo di musici salì sul tetto della basilica di Santa Croce per dimostrare ai nemici che a Firenze era rimasta la forza per divertirsi. Una palla di cannone fu sparata dagli assedianti, ma superò la Chiesa e non fece alcun danno.

Subito dopo si diede inizio a una partita di calcio a dimostrazione di quanto fossero ancora bellicose le intenzioni degli assediati. Pochi mesi dopo quella partita, vinti dalla fame e dalla peste, i fiorentini dovettero cedere alle truppe imperiali.

Per impedire il saccheggio i fiorentini s’impegnarono a versare una cifra di 80.000 fiorini. Nuovo signore di Firenze fu il duca Alessandro detto il Moro, figlio illegittimo del Papa e di una serva di colore. Istituì un regime basato sul terrore e la violenza. I tempi della repubblica erano definitivamente tramontati.

Alla difesa della città partecipò attivamente Michelangelo che fu responsabile delle fortificazioni, in particolare di quello dello strategico colle di San Miniato. Dopo la caduta della città, per paura della rappresaglia medicea, dovette nascondersi per circa due mesi in una camera segreta attigua alla Sagrestia di San Lorenzo. Durante questo soggiorno forzato Michelangelo non smise di esercitare la sua arte ed utilizzò le pareti come fogli da disegno.

 

Daniele Niccoli

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