15 gennaio 1459 – Lorenzo il Magnifico s’iscrive all’Arte di Calimala

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Foto tratta dalla pagina Facebook I Medici

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

 

15 gennaio 1459 – Lorenzo de’ Medici s’iscrive all’Arte di Calimala

 

Tra il XII e il XIII secolo a Firenze, con l’intento di difendere gli interessi di tutti quelli che esercitavano lo stesso mestiere, si costituirono le corporazioni delle arti e mestieri. Si trattava di associazioni i cui statuti stabilivano i prezzi, i salari e le condizioni di lavoro dei sottoposti. Nel giro di pochi anni garantirono un notevole sviluppo economico alla città e iniziarono a rivendicare un ruolo politico attivo nel governo del Comune appannaggio, fino a quel momento, dalle famiglie aristocratiche. Naturale fu così l’appoggio delle Arti al partito Guelfo al quale gli iscritti dovevano necessariamente aderire.

 

Con l’istituzione del Priorato delle Arti, nel 1282, le Corporazioni raggiunsero il massimo riconoscimento politico: solo chi era iscritto a una delle Arti maggiori o Medie poteva, infatti, partecipare alla gestione della cosa pubblica. La prima Arte di cui si ha notizia è quella dei Mercatanti o di Calimala che prese il nome dalla strada in cui si trovavano la maggior parte delle botteghe. Il nome Calimala ha origine incerta. Potrebbe derivare dal greco kalos mallos, bella lana, o dal latino callis malus, stradaccia, ma siccome via di Calimala è una parte del vecchio cardo romano la derivazione potrebbe essere anche da calle maia, ovvero strada maggiore.

 

Comunque sia, i mercanti appartenenti alla corporazione importavano lana, stoffe e tessuti da tutta Europa e poi li trasformavano a Firenze in prodotti finiti di alto pregio. Indispensabili da questo punto fu l’opera dei cardatori, dei cimatori e dei tintori. Qest’ultimi erano chiamati anche vagellai dal nome della caldaia utilizzata per le operazioni di colorazione. Gli indumenti che uscivano dalle botteghe dell’Arte di Calimala erano particolarmente variopinti, ma certamente il colore più richiesto fu il rosso. Con esso si confezionava anche la “divisa” dei magistrati del Comune, il cosiddetto lucco, una lunga vestaglia senza cintura con cui spesso vediamo raffigurato Dante Alighieri.

 

L’Arte di Calimala fu talmente potente da imporre  un’unità di misura lineare diversa da quella fino ad allora in vigore nel comune di Firenze: la canna di Calimala, corrispondente a quattro braccia fiorentine.

 

La scoperta dell’America e l’apertura di nuove rotte commerciali determinarono la crisi del sistema economico delle Corporazioni già fortemente delegittimate anche da un punto di vista politico dalla irresistibile ascesa di due grandi famiglie fiorentine: gli Albizi e i Medici.

 

Nonostante i nuovi scenari, le Arti sopravvissero formalmente fino al 1770 e continuarono ad avere tra i propri affiliati anche chi, contemporaneamente, le affondava politicamente. Lorenzo il Magnifico per esempio, fu iscritto all’arte di Calimala all’età di dieci anni il 15 gennaio 1459. In seguito fu immatricolato anche all’Arte del Cambio e all’Arte della Seta.

Daniele Niccoli

 

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