23 settembre 1325 – Battaglia di Altopascio

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Palazzo Vecchio
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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

23 settembre 1325 – Battaglia di Altopascio

Castruccio Castracani, ghibellino lucchese fu uno dei più temibili avversari della Repubblica fiorentina. Secondo la testimonianza di Niccolò Machiavelli egli sarebbe stato adottato dal canonico Antonio Castracani che lo avrebbe trovato abbandonato in una vigna di sua proprietà. In seguito alla vittoria dei guelfi fu cacciato da Lucca e si rifugiò prima in Inghilterra e poi in Francia. Nel 1314 si aggregò alle truppe di Uguccione della Faggiuola e diede il suo contributo alla riconquista della città, ma il suo rapporto con il capo dei ghibellini toscani fu molto contrastato.

Uguccione vedeva in Castruccio un concorrente per la signoria e così ne decretò l’arresto. Proprio quando stava per essere giustiziato, una rivolta popolare determinò la sua liberazione e proclamazione a console a vita della città.

Diventato il paladino di tutti ghibellini toscani, le sue attenzioni si rivolsero presto verso la Firenze guelfa. Dopo un’irruzione nel territorio della Repubblica nel 1320 e la caduta di Pistoia, i fiorentini decisero di attaccare Castruccio ad Altopascio. Il Signore di Lucca, in attesa dei rinforzi promessi dagli altri due grandi ghibellini dell’epoca; Azzone Visconti e Cangrande della Scala, si ritirò, con il grosso delle forze, a Montecarlo lasciando una piccola ma agguerrita guarnigione a difesa della cittadina.

Il tempo guadagnato si dimostrò decisivo. Il 23 settembre 1325 le truppe ghibelline, al completo, sbaragliarono l’esercito fiorentino e marciarono minacciose verso la città del fiore. Giunto a Carmignano assediò e poi conquistò la fortezza degli Strozzi. Si dimostrò implacabile e crudele facendo impiccare tutti gli assediati. Non andò meglio agli abitanti di Artimino e Peretola che subirono terribili devastazioni. I soldati ghibellini giunsero così sotto le mura di una Firenze ormai senza esercito.

La sorte della città appariva segnata. Castruccio, come segno di scherno e come usava all’epoca, fece disputare un palio sotto le mura e continuò a mettere a ferro e fuoco il contado. Il 4 novembre a far le spese della sua furia fu il castello di Calenzano. A salvare Firenze fu l’eccessiva ambizione di Castruccio che tolse l’assedio pur di correre a Roma per essere nominato vicario imperiale da Ludovico il Bavaro.

Riprese le ostilità subito dopo. Allestì addirittura un piano per allagare la città bloccando l’Arno presso il masso della Gonfolina. La Fortuna però venne di nuovo in soccorso di Firenze: il 3 settembre 1328 le febbri malariche o, più probabilmente, il veleno, fermarono definitivamente la corsa di Castruccio Castracani. Firenze era miracolosamente salva.

Visse quarantaquattro anni, e fu in ogni fortuna principe. E come della sua buona fortuna ne appariscono assai memorie, così volle che ancora della cattiva apparissimo (Niccolò Machiavelli)
Daniele Niccoli

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