25 maggio 1640 – Installazione del Porcellino

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Porcellino
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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

25 maggio 1640 – Installazione del Porcellino

Durante la visita a Roma del 1560, Cosimo I ricevette in regalo da papa Pio IV una statua di marmo raffigurante un cinghiale seduto con la testa rivolta verso l’alto come fosse in atteggiamento di ascolto. La posizione accasciata dell’animale appare poco naturale e non sembra esprimere una sensazione di pericolo, nonostante questo il Vasari, nella prima edizione delle Vite definì così la scultura marmorea :

Porco cignale in atto di sospetto

E’ possibile che la statua raffigurasse la quarta fatica di Ercole, quella in cui l’eroe greco seppe, senza armi e senza cani, ma solo con l’ausilio della voce e della forza, incatenare vivo il terribile cinghiale di Erimanto. Intorno al 1612 il granduca Cosimo II ordinò a Pietro Tacca, allievo del Giambologna, una riproduzione in bronzo del celebre cinghiale. Per facilitare il compito allo scultore carrarino il granduca regalò

un grosso cignale preso alle cacce…acciò che a maggior somiglianza del vero gli venisse quell’opera condotta al fine

L’opera inizialmente fu conservata in Palazzo Pitti, ma l’esigenza di potenziare le fonti di approvvigionamento d’acqua per la città, indussero Ferdinando II a trasformare la celebre statua, ormai nota come Porcellino, in una fontana che fu posta sul lato di levante della Loggia del Mercato Nuovo dove è rimasta fino al 1930, anno in cui è stata definitivamente spostata sul lato sud della stessa Loggia.

Il Porcellino di bronzo di Porta Rossa divenne anche il protagonista di una favola di Hans Christian Andersen che soggiornò a Firenze nel 1834. Il favolista immaginò che il porcellino fosse in grado di volare e di portare in groppa un piccolo mendicante fiorentino che nell’arco di una notte riuscì a visitare tutti i monumenti di Firenze.

La favola regalò ulteriore prestigio alla statua del Tacca che divenne una delle sculture più famose di Firenze e che guadagnò notorietà anche oltre confine. Oggi sono numerose le città che possiedono una copia del celebre porcellino. Tra le altre Monaco di Baviera, Kyoto, New York e Sidney.

Anche la statua che vediamo oggi in prossimità della Loggia del Mercato Nuovo è una copia realizzata nel 1999 dalla Fonderia Marinelli. L’originale, dopo un lungo restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, è conservato presso il Museo Stefano Bardini insieme alla vecchia base realizzata da Pietro Tacca e a quella ottocentesca realizzata da Giovanni Benelli.

Daniele Niccoli

 

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