11 novembre 1264 – Muore Farinata degli Uberti

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Palazzo Vecchio 4
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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

11 novembre 1264 – Muore Farinata degli Uberti

Nel 1260, dopo la battaglia di Montaperti, i ghibellini senesi, pisani e fiorentini, si riunirono in parlamento a Empoli presso il palazzo dei Conti Guidi, per decidere le sorti di Firenze. I più facinorosi erano intenzionati a radere al suolo Firenze, ma a questa tesi si oppose energicamente, e con successo, Manente degli Uberti detto Farinata per i suoi capelli biondo oro.
Pare che, dopo aver ascoltato gli altri ghibellini, abbia preso la parola a difesa della sua città utilizzando anche una frase di forte impatto:

Com’asino sape, sí va capra zoppa,
così minuzza rape, se’ lupo non la ‘ntoppa (Farinata degli Uberti)

In pratica Farinata riunì nella stessa frase due vecchi proverbi per rendere più efficace la sua tesi che poi risulterà vincente.
Il primo proverbio, “com’asino sape, così minuzza rape”, insegnava a non pretendere una cosa da chi non è in grado di farla.
Il secondo proverbio, “vassi capra zoppa se’l lupo non l’intoppa”, indicava invece il fatto che i deboli vanno avanti solo fino a che un ostacolo non gli ferma.
Messe insieme queste due frasi suggerivano ai convenuti di considerare i rapporti di forza tra le fazioni e che lui si sarebbe opposto alla distruzione di Firenze.
L’ostinata resistenza di Farinata salvò Firenze, ma il ghibellino non fu certo ripagato al momento del rientro dei guelfi in città qualche anno dopo.
Le proprietà degli Uberti, infatti, furono abbattute per fare spazio al nuovo Palazzo Comunale, quello che diverrà il Palazzo Vecchio, e lui, seppur già morto da qualche anno (11 novembre 1264), fu processato e condannato per eresia. La sua salma fu riesumata e dispersa. Lo stesso Dante, pur riconoscendo a Farinata l’amore smisurato per Firenze, non mancò di collocare il ghibellino all’inferno fra gli epicurei, cioè fra coloro che non credono nell’immortalità dell’anima.

Poi ch’ebbe sospirando il capo scosso,
“ A ciò non fu’ io sol”, disse, “né certo
senza cagion con li altri sarei mosso

Ma fu’ io solo, là dove sofferto
fu per ciascuno di tòrre via Fiorenza,
colui che la difesi a viso aperto” (Dante Alighieri)

DANIELE NICCOLI

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