2 ottobre 1434 – L’esilio di Rinaldo degli Albizi

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)27 marzo 1910 –

2 ottobre 1434 – L’esilio di Rinaldo degli Albizi

Alla fine del Duecento, Firenze raggiunse il massimo del suo splendore. Con i suoi centomila abitanti era la città più grande del mondo e anche la più ricca. Lo dimostrano le grandi opere che proprio in quel periodo furono messe in cantiere: il Duomo, Palazzo Vecchio, una nuova cinta muraria e molte altre.

Le vecchie istituzioni comunali cominciavano, però, a dare qualche segno di cedimento. Le brame di potere dei singoli le mettevano continuamente a repentaglio. Il primo a farne sfoggio, nel nuovo secolo, fu Corso Donati che mise a ferro e fuoco Firenze pur di liberarsi degli avversari politici. Iniziato con la cacciata dei Guelfi Bianchi, il Trecento, prosegui con il fallimento dei Bardi e dei Peruzzi, la peste nera, la tirannia del Duca d’Atene, il tumulto dei Ciompi e le guerre contro Milano. Questi avvenimenti portarono ad un graduale accentramento del potere nelle mani di pochi oligarchi appartenenti alle principali famiglie dell’epoca. Tra questi spiccava la figura di Maso degli Albizi, che governò indisturbato per una ventina d’anni a cavallo tra il Trecento e il Quattrocento.

Maso si rivelò un politico fine e astuto. Durante gli anni del suo governo conquistò definitivamente Pisa, acquistò Cortona e si oppose ostinatamente alle mire espansionistiche di Gian Galezzo Visconti guadagnando notevole prestigio presso i suoi concittadini. Lasciò una solida eredità economica e politica al figlio Rinaldo che però non seppe sfruttarla al meglio. La disastrosa guerra contro Lucca e le misure impopolari adottate dal suo governo gli valsero il malcontento delle classi meno abbienti che fu abilmente cavalcato da Giovanni di Bicci e suo figlio Cosimo de’ Medici.

Gli eventi succedutisi nel biennio 1433-1434 portarono alla definitiva morte delle libertà comunali e all’inzio del principato. Rinaldo fece arrestare Cosimo senza però riuscire a convincere gli alleati a usare nei suoi confronti soluzioni estreme. Cosimo fu esiliato, ma, visto il favore di cui godeva in città, fu presto chiaro che la mossa non sarebbe stata decisiva

Rimase Firenze vedova d’uno tanto cittadino
e tanto universalmente amato,
era ciascuno sbigottito;
e parimente quelli che avevano vinto
e quelli che erano vinti temevano (Niccolò Machiavelli)

Il provvedimento si rivoltò contro lo stesso Rinaldo solo un anno dopo quando Cosimo rientrò a Firenze. Il 2 ottobre 1434 fu il rampollo degli Albizi a dover far le valige. Da quel momento si alleò con tutti i nemici di Firenze nella speranza del ritorno che tramontò definitivamente con la sconfitta Filippo Maria Visconti nella battaglia di Anghiari.

Daniele Niccoli

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