5 settembre 1433 – L’arresto di Cosimo Il Vecchio

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

5 settembre 1433 – L’arresto di Cosimo Il Vecchio

 Le prime notizie della famiglia Medici a Firenze risalgono al XII secolo, quando, insieme alla famiglia Sizi si rese protagonista della costruzione di una torre nella zona del mercato Vecchio (l’odierna Piazza della Repubblica). Tradizione vuole che la famiglia fosse proveniente dal Mugello, ma non esistono prove a convalida del fatto. Certo è che in questa vallata possedevano terreni e ville come quelle di Cafaggiolo di Potrone e del Trebbio.

Secondo uno scritto del 1600 di Cosimo Baroncelli il capostipite della casata sarebbe un certo Averardo, un combattente molto impegnato nella liberazione del territorio fiorentino dagli invasori longobardi. Averardo avrebbe sconfitto un gigantesco soldato barbaro chiamato Mugello, che terrorizzava la zona dell’Alta val di Sieve. Durante lo scontro, il gigante avrebbe conficcato le palle del flagello nello scudo dorato di Averardo: i segni rimasti impressi sull’arma del cavaliere avrebbero rappresentato da quel momento l’emblema araldico della famiglia. Tutto molto bello. Peccato che l’autore del racconto fosse cameriere di Don Giovanni de’Medici e quindi largamente di parte e, magari, poco attendibile.

Qualunque fosse la loro origine i Medici, intorno al 1300, avviarono un’attività commerciale e bancaria che li rese rapidamente ricchi. Il vero capostipite della famiglia è considerato Giovanni di Bicci che ebbe due figli da cui originarono due diversi rami della famiglia che, quasi miracolosamente, s’incrociarono di nuovo quasi due secoli più tardi nella figura di Cosimo I Granduca di Toscana. A ereditare la fortuna di Giovanni fu Cosimo detto il Vecchio. Con lui il Banco dei Medici divenne uno dei principali istituti d’Europa con filiali a Londra, Bruges, Barcellona, Valencia, Ginevra, Avignone, Roma, Venezia e Pisa.

Per curare i suoi interessi economici, Cosimo dovette esporsi in prima persona nella vita politica cittadina. Ciò lo pose in competizione con altri ricchi banchieri altrettanto ambiziosi. Duri, soprattutto, furono gli scontri con Rinaldo degli Albizi e Palla Strozzi che, con un vero colpo di mano, riuscirono a farlo imprigionare nell’Alberghetto di Palazzo Vecchio. Poteva essere la fine della vita politica, e non solo, per il giovane Cosimo, ma per chi è ricco e intelligente c’è sempre una via d’uscita.

Cosimo riuscì a corrompere i suoi carcerieri e il Gonfaloniere Bernardo Guadagni e alla fine se la cavò con l’esilio. Visse presso le corti di Ferrara, Padova e Venezia ingraziandosi i Signori che le guidavano. Contemporaneamente continuò a seguire le vicende fiorentine riuscendo a far eleggere una Signoria a lui così favorevole da garantirgli il rientro a Firenze. Una volta rientrato in patria, restituì la cortesia agli avversari politici e, pur mantenendo formalmente le istituzioni repubblicane, divenne il vero Signore di Firenze.

Daniele Niccoli

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