22 maggio 1566 – Cosimo I uccide Sforza Almeni

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

22 maggio 1566 – Cosimo I uccide Sforza Almeni

Sforza Almeni faceva parte di un’antica e nobile famiglia Perugina che si stabilì a Firenze agli inizi del Cinquecento e che ottenne la cittadinanza fiorentina nel 1542. Sforza fu fedele servitore di Cosimo I per ventiquattro anni. Dal granduca ricevette moltissimi onori come il titolo di cavaliere di Santo Stefano e il possesso di un palazzo nell’attuale via de’ Servi confiscato alla famiglia Taddei che si era opposta al regime mediceo.

Il ruolo di segretario personale e confidenziale del Duca era però molto pericoloso e quando lo Sforza rivelò al figlio di Cosimo, Francesco, la relazione del Duca con la giovane Leonora degli Albizi, pagò con la vita la sua confidenza.

Era il 22 maggio 1566 e fu Cosimo in persona ad ucciderlo colpendolo al cuore con un tridente. Nonostante l’evidente opposizione di Francesco I, Leonora riuscì ad avere due figli dal Duca. Il primo morì ancora in fasce, mentre il secondo, Don Giovanni, nacque nel 1567.

I figli legittimi di Cosimo I fecero di tutto per eliminare Leonora dalla scena e alla fine fu fatta maritare forzatamente con Carlo Panciatichi che, per questo motivo fu graziato da una condanna a morte.

Cosimo, per quanto malato, non si perse d’animo e ben presto sostituì Leonora con l’ancor più giovane Camilla Martelli. Anche da lei ebbe una figlia, Virginia ma questa volta intervenne il papa, Pio V, che costrinse Cosimo, ormai diventato granduca, a sposarla.

Ciò non le valse né l’appoggio dei figli naturali né il titolo nobiliare. Appena un anno dopo la morte di Cosimo, fu costretta a ritirarsi nel convento delle Murate. Camilla aveva appena ventinove anni, ma, durante il regno di Francesco I riuscì a uscire dal convento solo in occasione delle nozze della figlia. Con l’avvento al trono di Ferdinando I le fu concesso di abitare nella villa medicea di Lappeggi tra l’Antella e Grassina dove forse ebbe modo di affogare i suoi dispiaceri nel pregiato vino che vi si produceva.

Ma se chieggio
Di Lappeggio
La bevanda porporina
Si dia fondo alla cantina

La storia della famiglia Almeni s‘incrocia anche con Sesto Fiorentino. Nel 1692, infatti, acquistarono una villa nell’attuale vicolo dei Logi a Colonnata. Ne mantennero la proprietà fino al 1847. Qualche anno più tardi (1880) l’edificio diventò sede delle prime scuole pubbliche della frazione collinare di Sesto. Nel 1923, dopo che la scuola era stata spostata nell’attuale edificio, la villa divenne sede dell’asilo gestito dalle suore di S.M. Maddalena de’ Pazzi.

Daniele Niccoli

 

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