8 novembre 1365 – Muore Niccolò Acciaiuoli

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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

8 novembre 1365 – Muore Niccolò Acciaiuoli

Tra le ricche famiglie di banchieri che popolarono la Firenze dei primi anni del Trecento vi era anche quella degli Acciaiuoli. La fortuna della famiglia è legata al rapporto che riuscì a stabilire con i re angioini di Napoli. Niccolò Acciauoli, il personaggio di maggiore spicco della famiglia, si recò nella città partenopea nel 1331 proprio per dirigere la succursale del banco. Qui godette della fiducia di Roberto d’Angiò che lo innalzò al grado di Gran Siniscalco del Regno e di Viceré di Puglia. Influenzato dalla corte angioina, che diede grande impulso alla diffusione dell’ordine monastico dei certosini, Niccolò Acciaiuoli nel 1341 decise che sulla sommità del Monte Acuto, in prossimità dell’odierno Galluzzo, sorgesse una Monastero che avrebbe dovuto essere un segno tangibile della sua generosità e del suo legame con Firenze

lo voglio che sia lo più notabile loco a tutta Italia e a tutte hore che io penso a dicto munisterio son da me fugate ire et malínconie (Niccolò Acciaiuoli)

L’atto legale per l’acquisto dei terreni fu redatto nel Capitolo di Santa Maria degli Angeli e non nasconde l’intento dell’Acciaiuoli di salvarsi l’anima dal peccato dell’usura.

a rimedio dell’anima sua e per la remissione dei suoi peccati

Come procuratori scelse importanti notabili fiorentini come Coppo Stefani, Ugolino Campi e Giovanni Boccaccio mentre è rimasto ignoto il nome dell’architetto cui fu affidata la realizzazione dell’opera anche se Jacopo Talenti potrebbe aver avuto un ruolo importante. Il rapporto fra Niccolò Acciauoli e Giovanni Boccaccio fu molto controverso. Nel 1362 il Gran Siniscalco invitò a Napoli il poeta che, all’epoca, versava in precarie condizioni economiche. Boccaccio sperava, in virtù degli antichi legami, di trovare nell’Acciauoli un mecenate in grado di garantirgli il sostegno agli studi, ma non fu così. Boccaccio, in verità, dedicò una delle sue tarde opere, il De mulieribus claris, ad Andreina Acciauoli sorella di Niccolò e Contessa d’Altavilla, ma non ottenne in cambio il trattamento che riteneva opportuno per una persona del suo rango. Se ne lamentò abbondantemente con Francesco Nelli, un amico comune che lo aveva spinto verso Napoli. In una lettera infuocata e risentita denunciò il modo in cui era stato abbandonato in una villa di Tripergoli, vicino a Baia

Venne dipoi il dì, che quello tuo così memorabile uomo, ed amico delle Muse,, richiamò a Napoli le femmine sue…tutte le masserizie furono portate via…Io solo col fante mio, sanza le cose necessarie al vivere e sanza niuno consiglio (Giovanni Boccaccio)

DANIELE NICCOLI

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