19 aprile1480 – Gli Otto di Pratica

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Uffizi
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Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

19 aprile1480 – Gli Otto di Pratica

La storia e l’amministrazione di Firenze, dall’origine del Comune all’Unità d’Italia è contraddistinta dalla presenza di numerose magistrature che, a seconda delle circostanze politiche, subirono variazioni nel nome e nelle competenze, ma che risultarono indispensabili per il buon governo dello Stato. Le insegne di queste magistrature sono ancor oggi rappresentate sugli stendardi dei Bandierai degli Uffizi, gli sbandieratori ufficiali della città di Firenze.

Secondo una relazione del 1763 le magistrature dell’epoca si potevano suddividere fondamentalmente in tre classi (giustizia, finanza e buon governo), ma la situazione non deve essere stata molto diversa nelle epoche precedenti. Si spaziava così dal Podestà al Capitano del Popolo, dai Capitani di Parte Guelfa, al tribunale di Mercatanzia, dai Maestri di Dogana all’Ufficio dei Pupilli che doveva tutelare i minori rimasti orfani di padre e che non erano stati affidati a curatori particolari.

Tra le tante magistrature anche quella, più volte citata, degli Otto di Guardia e di Balìa che aveva compiti di Polizia e  che attendeva agli affari criminali.

Tale Magistratura non è da confondere con quella meno antica degli Otto di Pratica che, dal 19 aprile 1480, ebbe il compito di guidare la diplomazia, la politica estera e quella militare dello Stato fiorentino, ma anche di mantenere la pace cittadina e di risolvere i conflitti di competenze fra le varie magistrature.

Gli Otto di Pratica venivano eletti ogni sei mesi scegliendo fra i componenti del Consiglio dei Settanta. In caso di guerra agli Otto di Pratica (Magistratura prediletta dal partito mediceo) si aggiungevano altri due cittadini così da ricomporre l’antico Ufficio dei Dieci (preponderante negli anni di governo antimediceo) che scomparve definitivamente con la riforma dello Stato del 1532.

Gli Otto di Pratica disponevano di una sala in Palazzo Vecchio e, secondo alcune testimonianze, avrebbero voluto abbellirla con un quadro di Leonardo da Vinci. Il pittore avrebbe ricevuto anche un anticipo di quindici fiorini nel 1478 per la sua realizzazione, ma la discrepanza fra le date rende improbabili le testimonianze stesse.

Stando sempre alle cronache dell’epoca, all’impegno si sarebbe sottratto anche Domenico del Ghirlandaio, ma non Filippino Lippi che consegnò la Pala nel 1486.

Il discepolo di Sandro Botticelli nonché figlio dell’avventuroso frate-pittore, Filippo Lippi, realizzò una “Sacra Conversazione” fra la Madonna che tiene il Bambino in braccio e i quattro santi protettori degli “Otto”: Giovanni Battista, Vittore, Bernardo di Chiaravalle e Zanobi. Per stimare il valore dell’opera, che oggi si trova agli Uffizi, e quindi per stabilire la somma che spettava all’artista, fu scomodato addirittura Lorenzo il Magnifico che la valutò 1200 lire.

Daniele Niccoli
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