2 dicembre 1430 – La battaglia del Serchio

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Firenze 365

Firenze 365, la rubrica curata da Daniele Niccoli, autore del libro omonimo edito da apice Libri 

Fatti e aneddoti legati alla storia della città di Firenze raccontati giorno per giorno

Un aiuto per conoscere la nostra semenza e per intuire il nostro futuro.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
me per seguir virtute e canoscenza   (Dante, Inferno, canto XXVI)

2 dicembre 1430 – La battaglia del Serchio

Subito prima e subito dopo il tumulto dei Ciompi, la Repubblica fiorentina fu guidata da un’oligarchia di Magnati che ebbe i suoi massimi esponenti in Piero degli Albizi, Palla Strozzi, Maso degli Albizi e Niccolò da Uzzano.

Nell’ultima parte di questo periodo, la Repubblica riuscì a espandere il suo domino su parte della Toscana. In particolare, nel 1406, riuscì ad ottenere il controllo di Pisa e, di conseguenza, l’agognato sbocco sul mare. Un osso molto più duro si rivelò Lucca che nei primi anni del ‘400 visse un periodo di grande splendore sotto la guida di Paolo Guinigi. Egli era alleato con il duca di Milano Filippo Maria Visconti che a sua volta aveva la Toscana fra le sue mire espansionistiche. Questi giochi di potere che vedevano coinvolta, a fianco di Firenze, anche Venezia non potevano che sfociare in una guerra che, in effetti, durò undici anni seppur inframmezzati da periodi di pace più o meno duraturi.

Nel 1429 Rinaldo degli Albizi, figlio di Maso, dopo aver riconquistato Volterra, dispose l’assedio di Lucca, ma perse troppo tempo nei preparativi dell’assalto finale e non riuscì a sfruttare l’iniziale supremazia numerica. A supportare l’azione dei fiorentini fu chiamato anche Filippo Brunelleschi che, grazie a un sistema di chiuse e di argini di contenimento avrebbe voluto allagare la città nemica. I suoi piani però non tennero conto delle azioni di sabotaggio messe in atto dai cittadini lucchesi che con un’azione notturna riuscirono a rompere l’argine sinistro del serchio provocandol’allagamento del campo fiorentino.

I milanesi inviarono un contingente di 3.00 cavalieri guidati dal temutissimo Francesco Sforza, il quale però, pagato con 50.000 ducati dai fiorentini, pensò bene di ritirare le sue truppe. A quel punto Rinaldo degli Albizi considerò la conquista di Lucca solo una questione di tempo, ma Filippo Maria Visconti inviò un nuovo contingente di truppe, guidato questa volta da Niccolò Piccinino. Lo scontro fra i due eserciti avvenne sulle rive del Serchio il 2 dicembre 1430. Le truppe fiorentine, guidate da Guidantonio da Montefeltro, furono travolte da quelle milanesi. La disfatta determinò una notevole perdita di prestigio per Firenze e per tutti quelli che avevano voluto la guerra.

La pace di Ferrara del 1433 riportò esattamente la situazione al punto di partenza, ma diede inizio a un regolamento di conti interno alla Repubblica fiorentina. I veri contendenti erano Rinaldo degli Albizi e Palla Strozzi da una parte e Cosimo dei Medici dall’altra. Inizialmente fu quest’ultimo ad avere la peggio. Subì prima l’arresto e poi la condanna al confino, ma in capo ad un anno riuscì a far eleggere una Signoria a lui favorevole e a ritornare in città. A partire per il confino furono questa volta i vecchi avversari politici e, loro sì, non sarebbero più tornati. Rinaldo degli Albizi morì ad Ancona nel 1442, Palla Strozzi, indicato dal catasto come l’uomo più ricco di Firenze, morì a Padova nel 1462.

DANIELE NICCOLI

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